Giugno 2002 Nudi in Pista a mezzanotte

Serata afosa di fine luglio. In una tavola imbandita all’aperto, al centro sportivo comunale di Cantù, il gruppo dei Trittoni Marini è riunito al gran completo. Compresi soci e simpatizzanti. Motivo? “Jala”, diminutivo di “Jalabert”, alias Marino, ha perso una delle tante scommesse per cui la cena a base di affettati, antipasti vari e mega spaghettata di mare, condita con litri di birra e vino bianco, è tutta a suo carico. Ma facciamo un passo indietro.

“Che sega sei?” mi dice Jala con la consueta aria da tiracazzotti: “non riesci neppure ad andare sotto i 4’ nei mille?”.
La mia risposta non si fa attendere: “Scommettiamo sbruffone da strapazzo (o re dei minchioni – non ricordo bene come l’ho chiamato) che tu non riesci neppure a fare un mille in 3’40?”.
“Quello che vuoi” replica spavaldo il re dei minchioni (adesso ricordo cosa gli ho detto!).
“Bene, allora cena per tutto il gruppo” – propongo io - “Se non ce la fai in 3’40 paghi per tutti. Se invece riesci pago io”. “Ok., qua la mano. Avete sentito tutti vero?” chiede the “king of the minchions” gia pregustando la vittoria.
Morale: dopo un mese di allenamenti intensi, e ripensamenti vari – la notte prima della grande sfida “Jala” non ha chiuso occhio dalla tensione – ecco il grande momento. Al campo la voce si era sparsa da giorni, quindi l’impianto sportivo era affollato come se ci fosse un meeting d’atletica internazionale.
“Jala” è pallido come un lenzuolo. Esterna propositi di abbandono. Psicologicamente è distrutto prima ancora di partire. Si porta sulla linea di partenza. Tergiversa in cerca dell’ispirazione giusta.
Lo starter, Lillo, minaccia di affibbiargli un calcio in culo se non si decide a partire entro i prossimi due minuti (ne erano già passati sette!). Ecco che finalmente parte. L’incitamento è unanime. Gira forte il fenomeno: passa i quattrocento in 1’15. Agli ottocento il cronometro segna 2’50. Stop al cronometro: 3’24! Il tempo di tirare il fiato ed eccolo sfoderare il sorriso da tiracazzotti che solitamente lo contraddistingue, abbinato al gesto dell’ombrella
.

“Hai visto sega, 3’24. Paga!”

Non mi scompongo più di tanto e replico con aria da saccente (tipo bastardo dentro) assistito dagli altri Trittoni e da tutto il pubblico presente: “Mi spiace, ma sei tu che hai perso: la scommessa era che tu dovevi fare i mille in 3’40, né più, né meno. Li hai percorsi in 3’24, quindi sono cazzi tuoi! Allora, quando si mangia?”.
Grande giornata quella per i Trittoni Marini!

Ma torniamo alla nostra spaghettata di mare. Anzi alla fine della cena. Oramai si viaggiava verso mezzanotte. Il caldo era insopportabile, i litrozzi di birra non riuscivano a placare la sete (e neppure il fuoco del peperoncino sparso abbondantemente sugli spaghi).
“Fossimo stati al mare, un bel bagno non ce l’avrebbe tolto nessuno” dice qualcuno…
Vittorio improvvisatosi chiromante, incomincia ad indagare tra gli avanzi nel piatto di Jala, presagendo sfighe e sventure per gli anni a venire, ci vuole qualcosa di forte, qualcosa di coraggioso che scacci per sempre la sfiga da “ the king of the minchions”

Idea: visto che siamo atleti (o perlomeno pensiamo di esserlo) e che siamo adiacenti alla pista d’atletica, perché non facciamo un bel quattrocento “biotti” (che significa nudi nel dialetto in uso nella parte meridionale della Namibia di parte francese) come rane. Ovviamente calzando le scarpe d’atletica? Giriamo al buio, chi ci vede? Approvazione unanime, compresa l’accompagnatrice di “Jala” che però, precisa, si limita a fare da spettatrice. Unico contrario chi è secondo voi? Esatto! The King of the minchions. Quello che paga la cena!

Scavalchiamo la recinzione, ci mettiamo sulla linea di partenza dei quattrocento. Deponiamo i vestiti ed eccoci belli “biotti” (tiriamo pure via il “belli”), con tanto di scarpe d’atletica ai piedi. La visibilità è di 6-7 metri. La luna c’è ma non rischiara più di così. E’ mezzanotte. Si parte. Rimaniamo in gruppo perché dopo tutto quello che abbiamo mangiato (e bevuto) non c’è nessuno in grado di fare neppure un accenno di scatto. Rettilineo finale, oramai mancano pochi metri all’arrivo. All’improvviso le luci della pista si accendono (ancora oggi rimane un mistero sulla mano che ha azionato gli interruttori). Lo spettacolo non deve essere il massimo per gli unici due spettatori che assistono alla scena, anche se l’accompagnatrice di “Jala” tenta un timido applauso subito stoppato da un’occhiataccia del pagatore di scommesse.
E’stata proprio una bella serata! Da rifare. Magari questa estate. Peccato che “The King….” si sia ritirato dalla scena agonistica e solamente di rado frequenti la sede. Noi lo aspettiamo sempre.
Dino