DIARIO DI UNA VACANZA DIVERSA TRA MAURITANIA E SENEGAL
DAL 1° AL 13 AGOSTO 2004 TRA DESERTO, SAVANA, FIUMI E OCEANO
Partecipanti, in rigoroso ordine di età:
BONOMI ADRIANO ANNI 51
BELLOTTI MAURIZIO ANNI 50
LIBORI CLAUDIO ANNI 45
FIORAVANTI STEFANO ANNI 41
BIANCHI EDOARDO ANNI 40
NAVA MARCO ANNI 38
FOSSATI MAURIZIO ANNI 33
DE GRANDIS LUCA ANNI 32
Si legge sul dizionario della lingua italiana:
Maurizio = abitante della Mauritania.
ecco spiegato uno dei motivi di questo viaggio
..alla ricerca delle origini
etimologiche del proprio nome!
Domenica 01 Agosto 2004
Ritrovo al ristorante da Stefano , Maurizio F. e Adriano sono in ritardo di 20 minuti.
Saluti e baci alle mogli e amici vari poi alle 11.30 si parte. Arriviamo alla Malpensa alle 12.25.
Pensavamo di essere tra i primi ma cè una calca incredibile di senegalesi al check-in.
Ci sono subito problemi perché non risulta prenotato Luca De Grandis, era stato prenotato come
De Grandi, poi cancellato e riprenotato correttamente ma adesso risulta in lista dattesa. Ci vogliono
Più di due ore per risolvere la situazione e alla fine trova posto (grazie ad unimpiegata molto solerte) in business class. Devo dire che Luca aveva mantenuto una certa calma filosofica, nonostante il rischio reale di non poter partire.
Mentre aspettiamo mangiamo un paio di panini, in una sala dattesa adiacente la nostra individuo Ferruccio De Bortoli, direttore Del Corriere della Sera mentre, in attesa pure lui, sta lavorando al suo prossimo articolo.
Poco prima dellimbarco qualcuno di noi nei bagni trova un biglietto aereo e poco dopo lo consegna a chi laveva smarrito, che stava tornando di corsa a cercarlo proprio nei cessi (hai perso qualcosa? Era un senegalese).
Ore.15.00 ci imbarchiamo, solita calca. Sono seduto vicino ad un oblò, al mio fianco Edo.
Laereo è strapieno ci sono circa 240 senegalesi (o comunque africani) noi 8 e lequipaggio.
Decolliamo solo alle 16.12. Dal finestrino riconosco bene il Ticino, il Po, Alba, Asti, e poi la Provenza, la Costa Brava, Valencia, Malaga, Gibilterra ed il Marocco, poi diventa nuvoloso.
Consumiamo un ottimo pasto Alitalia, con lasagne e salmone, birra.
Ci hanno chiuso le tendine e si prova a dormire ma non si riesce, siamo emozionati.
Qualcuno ascolta musica, qualcun altro guarda il telefilm friends.
Si intravede il deserto e la costa della Mauritania, poi ci si abbassa e si vede molto bene la zona di Dakar e la penisola del Capo Verde. Alle 19.40 (sono le 21.40 in Italia) atterriamo a Dakar, ma con o senza vento contrario? (chiedere ad Adriano ndr.)
Dopo 13 anni sono di nuovo in Africa, era ora, il cielo è nuvoloso ed i colori sono spettacolari, la temperatura è di 30 gradi.
Aspettiamo i bagagli per oltre unora e si mette a piovere forte. Invio un SMS a Daniela grazie a Claudio. Alle 21.10 abbiamo recuperato tutti i bagagli e riusciamo ad uscire, devo già usare lombrello, non lo volevo nemmeno portare.
Salutiamo calorosamente Oumar, la nostra guida, Ousmane il figlio di Samba Dja e lautista del pulmino 12 posti, un Mitsubishi, che ci porterà al confine con la Mauritania.
Carichiamo gli zaini sopra il Mitsubishi, piove forte e meno male che a Malpensa li abbiamo fatti avvolgere dalla plastica anti-furto. Fa caldo, è umido e siamo già sudati e bagnati.
Ci impieghiamo unaltra ora ad uscire dal parcheggio dellaeroporto, cè coda, la stanga si alza a rilento o addirittura sembra bloccata, siamo un po nervosi.
Alle 22.20 ci avviamo, ma sempre lentamente, cè un gran traffico, Dakar è sempre così dice Oumar. Arriviamo ad una boutique così è chiamato un negozietto in bidonville dove cambiamo
Un po di euro in Franchi CFA. Sono già passate le 23.00 e ci vuole ancora una mezzora per andare a casa di Oumar, il cui cortiletto è ridotto una pozzanghera. Ci togliamo le scarpe, ci sediamo, chi su un tappeto chi su di un letto, cè grande ospitalità e cordialità ci viene offerto un
Nescafè. Edo prende in braccio un piccolo bimbo che ride e poi pensa bene di pisciargli addosso, tra le risate di tutti.
E trascorsa la mezzanotte.
Percorsi 30 Km circa.
Lunedì 02 Agosto 2004
Alle 00.30 partiamo alla volta di Rosso (verso Nord al confine con la Mauritania) dove attraverseremo il fiume Senegal. Ultima breve sosta per il pieno di gasolio e di acqua in bottiglia per la notte. Lautista non ci dà molta fiducia e il mezzo (stracarico) ancora meno. Le frenate per i vari rondò e gli ostacoli che si presentano (mucche, capre) fanno imbarcare il pulmino anche a 80 allora. Si intravvedono i primi baobab ai lati della strada, sembra già savana.
Si cerca di dormicchiare un po appoggiando la testa sulle braccia in avanti sul sedile che precede o appoggiandosi di lato ai vetri dei finestrini, qualcuno ci riesce ma è comunque molto disagevole.
Alle tre ci si ferma in un restaurant sulla statale. Si improvvisa una tavolata sul ciglio della strada,
si lavano le mani in una bacinella, ci vengono servite due grosse pentole in metallo contenenti pasta, tantissime cipolle e pollo a pezzi. Si mangia con una mano in cinque per ogni padella, con laltra mano si sbocconcella da una baguette molto buona. E un pasto un po difficile da raccontare (perché normalmente non risultrebbe credibile) ma il tutto è molto buono. Oumar tratta il prezzo, paga, in rapporto ai nostri prezzi è molto conveniente poi ci si lava le mani e si riparte.
Tutti riescono più o meno a dormire un po nonostante la posizione, la stanchezza prevale.
Albeggia e lautista da buon musulmano si ferma, stende un tappetino e si rivolge al sole nascente, direzione La Mecca per invocare Allah. Ci sgranchiamo le gambe, cè anche chi riesce a fare pipì, chi invece, che come me ha sudato troppo, ha problemi anche a fare quello
è la nostra prima alba in Africa ed è molto bello vedere il sole che nasce, di un rosso tenue.
Giungiamo a Rosso, cittadina di confine con la Mauritania, un mix eccezionale di etnie e colori di tutti i tipi: si va dalle varie etnie del Senegal, toutcouleurs, wolof, peul, ai Tuareg, ai Berberi, ai Mauri, ai camionisti somali ed etiopi. La spazzatura è però ovunque e gli odori molto pesanti.
Entriamo in un ufficio fatiscente per il timbro dei passaporti in uscita dal Senegal.
Dopo la canonica trattativa sul prezzo (vogliono più soldi perché abbiamo tanti bagagli, ma è solo perché siamo tubab bianchi ndr -) per il traghetto al di là del fiume Senegal, ci imbarchiamo e alle otto siamo già in territorio mauritano. Il fiume è veramente maestoso, credo tra 400 e 500 metri di larghezza, lacqua marrone e calma verso la foce ad estuario sullAtlantico, ma cè una certa apprensione durante la traversata, il barcone a motore non sembra dare tranquillità assoluta.
Eccoci nella RIM (Repubblica Islamica Mauritana), solita trafila alla dogana per il timbro dingresso e il controllo dei VISA, prime foto, fatte con attenzione perché ci sono in giro molti militari. Incontro con Jamal, responsabile della Amathliche tours di Nouackchott, i suoi tre autisti arabi/mori e il suo cuisinier Ibrahimu un emigrato dalla Guinea Conakry che gira con una maglietta grazie Juve con le foto di Baggio e Vialli.
Ecco gli equipaggi delle tre TOYOTA Hylux 4x4
n.1 Jamal, io e Maurizio F., Ibrahimu e lautista con barba Amadhou. Toyota grigia
n.2 autista piccolo con baffi, Claudio, Adriano, Oumar e Ousmane Toyota bianca
n.3 autista alto Unabomber , Stefano, Edoardo, Marco, Luca Toyota Blu
Fatto il pieno di gasolio, anche nelle taniche poste sui cassoni, facciamo sosta per acquistare un telo per coprire i bagagli, ma il tempo promette al bello, cè il sole.
Partiamo entro le 9.00 e dopo pochi chilometri abbandoniamo la statale per la capitale, svoltando a destra e imboccando una pista di sabbia. Fa già più caldo e in poco tempo la brousse diventa una savana sempre più desertica con rare piante. Chiedo informazioni in generale a Jamal che si dimostra molto affabile. Sosta per un varano sul sentiero: quasi un metro di lunghezza, è molto spaventato, se la fa anche addosso, gli facciamo molte foto, ripartiamo; incontriamo un grosso rapace e ancora un grosso lucertolone. Il caldo aumenta, facciamo sosta alla prima città si fa per dire, Rkiz, case tutte uguali o quasi, ingiallite dalla sabbia e dal sole. Si riparte, la pista ora è piatta e i nostri autisti si divertono a filare a 80 allora e più, si superano e per noi è come vivere una mini Parigi-Dakar dal vivo. Si va spesso in derapata controllata sulla sabbia, facciamo sosta per vedere e camminare sulle prime vere dune del deserto, sono molto belle alte una ventina di metri facciamo molte foto. Jamal accende la radio che trasmette poesie che sembrano tutte uguali e con una cantilena asfissiante (secondo me sono versetti coranici). Dopo quattro ore di pista si intravede in lontananza una grande antenna telefonica e Jamal mi comunica che siamo vicini a Boutlimit, un grosso centro abitato il cui olezzo arriva a kilometri di distanza. Entriamo in città per cercare mburu (pane fresco) e lo acquistiamo, poi usciamo subito e ci fermiamo allombra di una grande acacia dopo un breve fuori-pista. Boutlimit una incredibile discarica a cielo aperto abitatissima nel deserto. La spazzatura è ovunque comprese le carogne di animali morti, non vi sono buche o punti per la spazzatura, il vento del deserto e il caldo fanno il resto, tutto è sparso ovunque per kilometri.
Primo pasto fuori dal mondo, ci stendono una grande stuoia sulla sabbia e sopra una specie di grande tovaglia, ci servono pane e tonno, due piatti di ottimi datteri, seguiti dal rito del thè nel deserto (tre volte: amaro come la vita, dolce come lamore e soave come la morte). Mangiamo, beviamo molto e riposiamo dalle 14.30 alle 16.00. Raggiungiamo Aleg un altro grosso centro abitato con un grandissimo mercato permanente e gli stessi problemi di Boutlimit, la polizia ci ferma per controllo. Scopriamo che Ibrahimu è senza documenti, li ha dimenticati a Nouackchott.
Proseguiamo per la statale asfaltata è limportante arteria che conduce a Bamako capitale del Mali, i panorami che presenta curva dopo curva sono incredibili e immensi, posti che ho sognato da molti anni e visto (sognando) nei documentari di viaggi avventurosi. Numerosi TIR fatiscenti (soprattutto Renault e Mercedes di chissà quanti anni fa) la percorrono anche a velocità molto pericolose e cominciamo a credere che le numerose carcasse di animali (mucche, capre, onagri
.) ai bordi della statale siano vittime di questi bisonti della strada. Ora il deserto diviene roccioso e cespuglioso, vediamo asini (ma si tratta di onagri, molto resistenti e usati per traino carretti e trasporto persone e altri lavori molto faticosi), capre e montoni, vacche magrissime e finalmente uno, due poi molti dromedari, alcuni cavalcati da persone con turbanti neri e blu, altri liberi che si alzano sulle zampe posteriori per raggiungere le foglie più alte delle acacie spinose.
Raggiungiamo Chogar, compriamo una coca-cola e un po dacqua da tenere sui fuoristrada. Superiamo Kremi Rag, qua e là numerose mucche in decomposizione e si sente
Ore 19.00 ennesimo controllo della police e passaporti. Prima e lunga discussione (perdiamo tre quarti dora) per i documenti che non ci sono del cuoco guineano Ibrahimu. Proseguiamo per un breve tratto e poi usciamo fuori pista, vicino a delle dune stupende e ci accampiamo. Si stendono due grandi stuoie sopra la duna, una per dormire e mangiare e una per i bagagli. Ci si cambia ma è molto problematico e disagevole. Si mangia sempre con le mani, riso con carne e verdura non meglio identificate (sicuramente tante cipolle) datteri, tre volte il thè.
Mando un SMS grazie a Marco. Si fa fatica a fare pipì, dipenderà dal tantissimo sudore, sono un po preoccupato.
Ci sdraiamo siamo stanchi ma emozionati, passa un grosso ragno beige, è grosso quasi come una mano, io e Marco schizziamo in piedi, non riesco a schiacciarlo è velocissimo
Ci sono insetti vari ma ci concentriamo sul cielo stellato, è magnifico, siamo coperti solo con la zanzariera, fa caldo, ci scambiamo qualche impressione sulla 1^ giornata di deserto e poi si cerca di dormire
e per tetto un cielo di stelle.
Percorsi 770 Km
Martedì 03 Agosto 2004
Ore 05.00 Sono sveglio e mi sembra di vedere dei lampi verso est. Guardo meglio, sono proprio lampi! Sveglio gli altri, in pochi minuti arrivano anche i tuoni, con gli autisti imballiamo e carichiamo tutto sulle Toyota, copriamo con i teli e saltiamo in macchina, arriva un vento tesissimo e violento, facciamo appena in tempo a saltare tutti in macchina, è ancora buio e raggiungiamo lasfalto prima che piova forte. Si passa dal diluvio allalba in unora, poi smette di piovere, proseguiamo un po, poi usciamo sulle dune per la colazione: è molto abbondante e di tipo europeo: latte in scatola, nescafè, pane e marmellata, biscotti di vari tipi, anche di crusca, thè immancabile.
Con Claudio e Jamal ci appartiamo un attimo per saldare i quattro giorni di tour nel deserto.
Facciamo delle foto alla sola pianta che cresce qui in mezzo alla sabbia, che ha dei fiori con disegni pentagonali concentrici bellissimi.
Medichiamo Ibrahimu che ha una ferita infettata ad un dito del piede.
Alle 08.15 si riparte in direzione est. Facciamo sosta al primo piccolo villaggio, Letevetan, per riempire i bidoni dacqua di pozzo ( lacqua bevuta dagli autisti, Ibrahimu, Jamal, Oumar e Ousmane e che serve per la cucina la pulizia personale). Fa caldo e secondo me alle 9.00 siamo già oltre i 40°,e sarà sempre più caldo più andiamo verso est, verso il Sahara!
Attraversiamo un tratto di circa 30 Km di solo dune, bellissime bianche e rosa proprio solo sabbia,
squadre di operai costruiscono delle barriere sulla destra affinché il vento non copra la statale con la sabbia. Arriviamo a Moudjeria, un centro abitato fondato come roccaforte difensiva dai Francesi della legione straniera, si vedono ancora i resti delle fortificazioni. Cè molta gente qui ed hanno molti dromedari, ne vendono anche il latte! La strada si inerpica sulla falesia, una impressionante barriera rocciosa nera e rossa, a strapiombo sul deserto, ci fermiamo a fare delle foto panoramiche cè anche un palmeto. In cima al passo di Echetf il panorama è grandioso, siamo saliti almeno di duecento metri. Arriviamo a NBEIKA, con tanti campi allagati dalle recenti piogge ed un grande palmeto. Chiediamo informazioni sulla percorribilità delle piste, fa un caldissimo asfissiante e accecante è il biancore della sabbia. Percorriamo la pista finchè la troviamo allagata, torniamo indietro e facciamo un largo giro su una mulattiera molto rocciosa e sconnessa, chiediamo informazioni ad una donna ad Hanou ma ci manda fuori strada, dobbiamo ritornare ancora dopo avere chiesto ad un tizio che sta sistemando le pareti di casa sua e alle 11.30 giungiamo a Matmata accolti da tutto il villaggio. Dopo un breve consulto decidiamo di andare a piedi alla falesia, alla Guelta di Matmata, perché le auto non passano, sono tre km. Abbiamo un litro dacqua a testa ed è qusi mezzogiorno, usciamo dal palmeto, il caldo è opprimente ed è molto dura, ma la voglia di avventura è più forte e in unora e mezzo arriviamo, e ne valeva la pena: la falesia fa un semicerchio e dalla sua sommità si getta verso di noi una cascata di acqua marrone altra circa 40-50 metri, forma un piccolo lago: dei coccodrilli solo le tracce, molto chiare, ma sono in acqua per rinfrescarsi. Ci riposiamo, facciamo delle foto, cerchiamo di far muovere qualche croco, gettando di tutto nellacqua ma niente! Torniamo. Il ritorno è più faticoso, fa ancora più caldo e sembra di morire di sete, Adriano col suo passo va avanti e torna con lacqua per gli altri, io seguo a breve ne bevo un sorso e mi sembra di rinascere. Poi piano piano arriviamo tutti alle jeep gli autisti ci avevano aspettato. Credo non si trattasse di 3 km ma almeno di 5 forse 6, è stata dura. Si riposa e si mangia riso con capra alla mauritana, con spezie e aromi. Si beve moltissimo, poi cè il classico thè.
Si forma un vero e proprio dispensario, dopo che Stefano e Claudio hanno curato con una pomata un bambino con un brutto eritema. Si forma la coda e nella calca tutti hanno qualcosa da farsi curare, è difficile capire cosa è meglio fare, altri si limitano a distribuire caramelle o penne, ma la coda non cessa e cè sempre qualcuno che resta senza
Solo alle 17.00 risaliamo in macchina, inseguiti da tutti i bambini del villaggio, ripassiamo da Hanou e mi rendo conto di essere di fronte al posto più invivibile che abbia mai visto, rocce, campi che sono pietraie sconnesse, migliaia di cavallette e locuste, caldo opprimente, case fatiscenti di fango, eppure tanta tanta gente e tantissimi bambini che ci salutano e inseguono le Toyota per salutarci. Facciamo una breve sosta vicino a NBeika per delle foto su questa laguna con alberi che si è formata dopo le piogge e ritorniamo sullasfalto per un breve tratto: usciamo subito a destra per un lungo e sconnesso fuori-pista alla ricerca di un bel posto per campeggiare; scavalchiamo alcune dune, un vero rallye, fino ad avere di fronte le più belle e panoramiche dune di sabbia chiara mai viste fino ad ora. Montano la grande tenda, il vento è molto forte e cè rischio di altra pioggia.
Gara di salto dalla duna, un modo per riempirsi di sabbia fine ovunque, mentre Adriano, Stefano e Maurizio F. scalano la duna più alta. E un posto bellissimo, la sabbia è finisima e il vento cancella le nostre tracce in pochi minuti, ci sdraiamo in tenda in attesa della cena, che arriva tardi ma arriva, seguita dal classico thè caldo mai così gradito. In cinque dormono fuori, fa troppo caldo, in cinque dormiamo dentro, ma è comunque una notte insonne o quasi, il vento ulula forte e la sabbia penetra ovunque, anche in bocca e nel naso mentre tenti di dormire.
Percorsi circa 230 Km
Mercoledì 04 Agosto 2004
Ci svegliamo presto, per passeggiare sulle dune, qualcuno si fa anche la barba davanti allo specchietto della Toyota, si cerca di lavarsi versandosi un po dacqua per togliere la sabbia. Scopriamo un roditore che scava la sua tana, è bellissimo vedere come lavora alacremente, il deserto è vivo. Si riparte facendo il percorso fuori-strada allinverso. Sosta a NBeika per acquisto pile e sigarette, anche qui si notano i resti (abbandonati) della colonizzazione e delle multinazionali: negozi chiusi, carcasse di Renault e Mercedes, coca-cola, British Petrol, Bata, segni di una civiltà troppo veloce che è piombata dal cielo, se ne è andata e ha lasciato i suoi cadaveri (al diavolo lautosostenibilità dei progetti nei PVS). Ci fermiamo in cima ad una salita per foto al paesaggio sulle lagune allagate di NBeika ma cè molta foschia (canicola ndr.) Salutiamo un simpatico ometto con turbante che arriva cavalcando un asino. Il cuoco è stanco, forse non sta molto bene. Alle 08.00 ci fermiamo in cima ad un altopiano roccioso di grandi rocce nere chissà di quale epoca geologica, per fare colazione, sempre molto varia ed abbondante. Facciamo una partita a Talbatt un gioco a squadre maritano che somiglia alle bocce ma più vario e perdiamo contro i Mauritani per 4 a 2. Vista la potenza con la quale ha ecrasèe una pietra un autista viene soprannominato da quel momento una bomber. Alle 09.10 si riparte, fa già molto caldo, la statale asfaltata è molto bella e i panorami sono immensi, a perdita docchio: superiamo Alghiri Ouane, Iguevane, Ouad NGhiwi, piccoli villaggi dispersi nel deserto, laltopiano è veramente spettacolare, il nastro dasfalto sembra perdersi lontano nel nulla, grossi lucertoloni colorati ci guardano fermi sulle rocce. Facciamo una sosta per rifornirci dacqua, Oumar acquista una torcia. Poi Dhar Lemond, Ouad Guimlane, Ouad DBelgui, un cartello recita ici vente lai de chamelle !.
Torna il deserto sabbioso: sosta gendarmerie, ancora problemi per documenti Ibrahimu a Nimlane.
Ore 11.30 entriamo nella capitale del TAGANT Tidjikia e facciamo sosta al mercato. Qualcuno va a telefonare, Stefano entra in un negozio per farsi tagliare i capelli io e Maurizio F. entriamo in una banca Populaire du Commerce et Industrie (aria condizionata 16° fuori ce ne sono 48) e ci facciamo fare una foto davanti lingresso. Chiedo al mio autista se per favore mi fa comprare qualcosa di artigianato locale vero, chiede e mi accompagna da una vecchietta tuareg che mi vende due copricuscini in pelle di mucca finemente disegnati, cuciti e colorati a mano, li compro dopo breve trattativa. Proseguono i problemi per il nostro cuoco e vi sono problemi anche tra lui e Jamal, in quanto allultimo controllo Ibrahimu aveva dichiarato alla police che era stato Jamal a dire di proseguire quanto Ibrahimu si era accorto (a 30 km dalla capitale) di essere senza documenti e voleva tornare per recuperarli a Nouackchott. Si perde più di unora al posto di Police, ma va anche bene così perché ci riposiamo allombra sotto un portico di una costruzione con un grande salone costruito dai Francesi, dove ci sono meno di 50° !! Passa davanti a noi un onagro che traina un carretto con 6 sacchi di cemento, una quantità di fer a béton e il suo padrone che lo frusta senza pietà anche quando i suoi zoccoli scivolano sullasfalto!! Bellissima Tidjikia, una classica città del sahara piena di traffici e di colori che la sabbia tenta di coprire inesorabilmente! Finalmente ripartiamo verso nord sono le 14.30, gli autisti devono inserire il blocco del differenziale e dopo circa mezzora di rallye nella sabbia facciamo sosta a Nimlane vicino ad un palmeto. Siamo ospitati in una casa e facciamo una doccia improbabile (2 o 3 alla volta) in cortile tra tre muretti alti un metro e mezzo gettandoci addosso dellacqua fresca di pozzo da un mastello con un piccolo recipiente!! Che goduria!!!
Sediamo allinterno di un locale zeppo di mosche con cuscini e materassini e ci servono pane,tonno,datteri e ananas in scatola e il classico thè bollente! Si parla e si scherza con un gruppo di ragazze che inscenano per noi anche canti e danze locali
Alle 16.00 di riparte e ci si ferma poco dopo ad unoasi chiamata Triji con pozzo che funziona dai tempi dei faraoni. Lacqua fresca viene attinta con un bilancere e contrappeso; dopo una passeggiatina alla sorgente tra le palme alcuni, fra cui il sottoscritto si fanno gettare acqua fresca in testa con il bilancere, che sollievo, è il pomeriggio più caldo.
Arriviamo finalmente a Rachid alle 18.00, ci fermiamo per bere un succo di mango o di mirtillo fresco ma in lattina. Facciamo una piccola riunione e si decide di restare per la notte, incontriamo due svizzeri Olivier (etnologo) e Patricia (archeologa) che lavorano a progetti statali svizzeri. Lui è di Neuchatel e sua madre è di Menaggio, lei è di Ginevra; ci chiedono un passaggio per il giorno dopo fino a Tidjikia, accettiamo naturalmente. Facciamo una passeggiata tra rocce scure e altissime (come mi spiace di non intendermi di geologia). Poi dopo avere attraversato un campo di calcio, visitiamo la città vecchia e abbandonata di Rachid (secolo XVII°).
Alle 19.30 ci spostiamo di qualche Kilometro e piazziamo il campo sulle dune con vista su di una spianata (forse il letto di un fiume o di un ex lago salato
) dove le Toyota si sono lanciate a manetta. Partita al pallone sulla sabbia, e la palla va. e va giù
Per cena vorrebbero darci la capra uccisa da 48 ore e legata sopra i bagagli (al sole!). Chiediamo di mangiare qualcosaltro, il cuoco e gli autisti sono stupiti, loro la mangiano anche dopo una settimana
.ma ci viene accordato il cambiamento di menù, siamo salvi!!
Cena calda sulla duna, con grande ragno che attraversa la tavola e mi fa rovesciare il piatto di pasta e carne
.Io ed Edoardo saremmo disposti ad andare a Rachid per vedere un matrimonio locale, ma gli autisti non sono dellidea di stare là ad aspettarci e allora rinunciamo a malincuore.
Lunico suono nella notte è la preghiera ad Allah degli autisti, e a sentirli mi si accappona la pelle
Stupenda notte stellata, la Via Lattea è lì, limpidissima, contiamo le stelle cadenti e pensiamo a casa
e ai ragni, scorpioni e serpenti notturni
.parlo moltissimo con Ibrahimu anzi è soprattutto lui che parla, praticamente adesso conosco tutta la storia della sua vita, da quando ragazzino lasciò la sua casa a Conakry
Fa quasi fresco e la sabbia è morbida si dorme bene per 4-5 ore.
Giovedì 05 Agosto 2004
Al mattino mi alzo presto alle 6.10 ma Adriano è già in giro alla ricerca di avventure.
Alle 6.30 a Rachid compriamo il pane fresco e carichiamo i due svizzeri sulla mia Toyota, Ibrahimu si offre di salire sul cassone con Olivier e Patricia sale con me e Maurizio F. Partiamo per NBeika ma per unaltra pista, più alta. Ci fermiamo per colazione che dividiamo con i due svizzeri, tanto è molto abbondante per tutti. Saliamo in cima ad una collina, il panorama è infinito.
Vediamo grossi lucertoloni (anche di un metro!) neri e topi saltellanti in un panorama sabbioso ma interrotto da rocce nere. Alle 10.05 siamo tornati sullasfalto e salutiamo i due svizzeri che proseguono verso est.
Facciamo una tirata unica di tre ore fino ad Aleg (interrotta da una sosta per foratura di una gomma della Toyota bianca). Attraversiamo nuvole di grosse locuste uccidendone a centinaia che si schiantano contro i parabrezza, qualcuna entra anche in macchina. Mangiamo un panino veloce e facciamo gasolio, cè una discussione continua tra Jamal e Ibrahimu che ha paura gli facciano del male dopo la nostra dipartita. Il panorama del deserto si trasforma in una pianura immensa sempre più verde tanto più ci si avvicina al fiume Senegal. Sosta sotto un albero vicino ad un laghetto per lennesimo pane e tonno. Prosegue la discussione tra gli autisti e Ibrahimu e se non si arriva alle mani è solo perché siamo presenti noi turisti, ma Ibrahimu è troppo agitato e si scalda, ha paura. Tra Aleg e Kaedi ci ferma 6 volte la Police e nonostante siamo in ritardo alle 17.00 ci si ferma per la preghiera verso La Mecca vicino ad una palude.
Ore 18.00 Kaedi città di frontiera sporchissima (non è una novità) alcuni telefonano. Raggiungiamo il fiume, ci vuole mezzora per timbrare i passaporti in uscita e in mancanza del tampone si può anche sputare sul timbro!!
Salutiamo con tanto di mance gli autisti, Jamal e Ibrahimu, ci facciamo promettere da Jamal che porteranno senza problemi il cuoco fino a destinazione a Nouackchott.
Tra le 18.50 e le 19.00 traghettiamo , siamo di nuovo in Senegal, dove la trafila è la stessa e passa più di mezzora tra domande e timbri per lingresso nel Paese (il douanier vuole parlare Inglese, ci provo ma poi,
perché fare fatica se entrambi conosciamo bene il francese?)
Partiamo con un grosso barcone, si fa buio, non si vedono più neanche le sponde. Tento di telefonare, finalmente suona ma non risponde
. Sigh! Oltre due ore e mezza di barca poi con delle torce elettriche che incontrano la luce di altre torce dalla riva sinistra si capisce che siamo arrivati e lì succede il finimondo da non credere, strepitio, urla, festa, gioia, canti, danze, tamburi, gente che ci aiuta ad uscire dalla barca, ci prende i bagagli, ci fa stendere su di un tappeto e un materasso, TUTTO il villaggio di Feelu ci stava aspettando!!! Ci sembra di essere dei re, unaccoglienza fantastica, difficile da descrivere su di un pezzo di carta.
Fino alla una di notte si parla, si fa festa e Claudio e Stefano si mettono pure a curare con dei farmaci delle persone che hanno problemi sanitari.
Venerdì 06 Agosto 2004
Poi alluna ci portano da mangiare e da lavarci e prima che la festa volga al termine e la gente lentamente torna alle loro case arrivano la due e mezza. Ci sdraiamo e questa volta cè pure un materasso. Alle 5.30 siamo svegliati dalla prima capra che passa di lì!
Ore 06.00 albeggia ed il sole africano, di un rosso cupo sorge dal fiume Senegal: il fiume scorre maestoso in una vegetazione rigogliosa. Vado a fare un giro fisiologico e mi procuro una ferita con una spina di una acacia, niente di grave. Ci sono case ex coloniali costruite da portoghesi e poi da francesi, lungo il fiume. Facciamo colazione con la gente sotto un grande albero lungo il fiume, caffè, latte in polvere e biscottini.
I bagagli vengono caricati su due carretti trainati da asinelli e noi con la gente al seguito di spostiamo a piedi; facciamo 3-4 kilometri fino a Djdorbiwol, dove cè un piccolo mercato e il fiume raccoglie le acque di un affluente. Arriviamo lì poco dopo le 10.00 insieme a tanti bambini.
Aspettiamo 2 ore e mezza che arrivi una barca, nel frattempo diamo unocchiata al mercato, parliamo con la gente e compriamo 5 manghi per mezzogiorno, molto buoni, una signora ce li prepara e serve su di un vassoio. Con Edo compro anche alcuni pacchetti di dolcetti locali.
Adriano e Maurizio F. fanno il bagno nel fiume, ci sono già dentro donne e bambini che sguazzano e si divertono.
Finalmente arriva la barca, dopo trattative sul prezzo carichiamo i bagagli e saliamo, siamo in 17 vi sono anche dei passeggeri, la barca ondeggia paurosamente, è a motore. Salutiamo tutti con calore.
Il braccio secondario del fiume è largo non più di 50 metri vi sono uccelli variopinti qua e là, ci fermiamo a raccogliere un altro passeggero, laiutante barcaiolo ha il compito di svuotare dallacqua il fondo della barca con un barattolo, speriamo in bene e chi ci crede, prega
Un pesce salta fuori dallacqua e sfiora Stefano, era un persico? Siamo paurosamente seduti sul bordo della barca e col sedere si sfiora lacqua
ma dopo 45 minuti arriviamo sani e salvi a Hore-Fonde. Fa caldo e camminare con gli zaini fino alla piazzetta del paese ci fa gustare una coca-cola fresca come poche altre volte mi ricordi n vita mia. Claudio con Oumar cambia gli euro in CFA, servono contanti.
Alle 15.00 facciamo scorta di acqua, mangiamo in un restaurant sulla statale asfaltata raggiunta dopo un kilometro faticoso con tutti i bagagli sulle spalle (vista lora e la temperatura
). La fame è parecchia e lecchiamo tutte le padelle con riso, carne, verdura e quantaltro le centinaia di mosche che girano danno fastidio ma
. Secchiamo anche una dozzina di bottiglie da litro e mezzo di coca e fanta.
Alle 16.00 dopo trattative come sempre carichiamo tutti i bagagli su tre carretti trainati da cavallini e ci saltiamo sopra dobbiamo fare quasi 10 km. Le buche ci fanno saltare e il di dietro ne risente, lasse del carretto è proprio duro. Infatti vista landatura, dopo un paio di kilometri Adriano e Maurizio F. preferiscono proseguire di corsa dietro ai carretti; dobbiamo aspettarli un paio di volte, soprattutto Adriano è un po in crisi ma riescono a raggiungere con noi Baladji.
Alle 17.00 facciamo il nostro ingresso, è proprio il caso di dirlo in Baladji, paese di Samba Dja, tutto il paese ci aspetta, ci segue, ci fa festa fino alla casa di Umu una delle mogli di Samba.
Dopo i saluti e una veloce sistemazione, facciamo una doccia quasi decente ne sentivamo il bisogno, si riesce a lavarsi completamente con mastello e secchiello versandosi addosso dellacqua; riusciamo a cambiarci i vestiti. Salta fuori un rospo dallo scarico della doccia, che colpo. Ci offrono yogurth fatto in casa con ghiaccio. Tento di telefonare ma non risponde ancora nessuno.
Cena con spaghetti e capra in abbondanza, la moglie di Samba offre a chi vuole anche un cucchiaio
Finalmente riesco a parlare con Daniela alle 20.40 (a casa sono le 22.40).
Ore 23.00 a nanna, i letti in cortile sono rialzati da terra con un telaio in bastoncini di legno, nessuno vuol dormire dentro, fa troppo caldo, ma non come in Mauritania, qui ci vuole il lenzuolino e la zanzariera anche sulla faccia. Che stellata! La Polare è vicinissima allorizzonte, la Via Lattea è chiarissima e immensa. Si dorme insieme a mucche e capre legate in cortile vicino a noi e che ogni tanto fanno il loro verso e ci tengono compagnia, ma si dorme lo stesso !!
Sabato 07 Agosto 2004
06.30 Mi sveglia una capra, cè ancora la luna, faccio due passi mi lavo un po, il gabinetto come i nostri di una volta in un angolo della corte, è popolato di scarafaggi di 3-4 centimetri.
Alle 08.00 colazione con faff e latte in polvere e panini. Claudio e Stefano raccolgono e sistemano i regali. La mattinata scorre via senza fare niente di particolare, la gente e i bambini soprattutto ci salutano si stringono centinaia di mani. Alle 11.30 usciamo in processione con incollati alle dita decine di bambini, attraversiamo il villaggio fino ad un laghetto con mucche, cavalli e molti ibis e garzette. Fa ancora caldissimo, torniamo, riposino, pasto con carne di pecora, riso, sugo di cipolle, carote e peperoncini vari il tutto insieme in due padelloni molto buono e saporito. Si prosegue nel nostro riposo fa ancora caldo, alle 15.30, appena deciso di fare qualche kilometro nella brousse, ci viene sconsigliato, è pericoloso, sta avvicinandosi un temporale. E vero e spettacolare, una nube gialla (ci accorgiamo quando arriva che sono cavallette e locuste, a milioni) precede il vento fortissimo e poi segue la pioggia, che dura anche violenta fino alle 20.00.
Si chiacchiera con le donne, con le figlie di Samba, si scherza e si gioca a carte, si dormicchia.
Chiedo a Oumar di poter assistere ad una preghiera nella Moschea ma mi fa capire che non è il caso. (mi assale un sorta di voglia ecumenica, di pregare insieme a chi professa altre religioni, Dio in fondo è uno solo per tutti, o no?)
Smette di piovere e assisto (con foto) alluccisione del capretto (molto grosso) che cera in cortile, viene scuoiato e cucinato in nostro onore da un anziano (veterinario del paese
).
Non piove più cè un gran bel tramonto. Si cena molto tardi dopo le 22.00 con capretto, cipolle, carote.
Si dorme comunque allaperto ma il letto è bagnato, dobbiamo mettere sotto due tre strati, materassino sacco a pelo etc. e la rugiada è niente male, mi alzo un po umido e con i miei dolori.
Domenica 08 Agosto 2004
Ore 06.30 Ci alziamo siamo tutti almeno umidi, se non bagnati, colazione, si cerca di fare un programmino per la giornata.
Andiamo al Centre de Santè del paese dove visitiamo tutte le stanze (quasi abbandonata la struttura e pensare che ha solo 4 anni) e incontriamo i responsabili del villaggio ai quali consegniamo le borse di medicinali e tutto il materiale di cancelleria, giochi ed altro che abbiamo acquistato e raccolto in Italia. Una cerimonia significativa, con tanto di ringraziamenti scritti e timbri. Solo più tardi incontriamo il medico che è in giro in moto.
Torniamo a casa e ci viene offerto latte bollito con farina di mais, una specie di cus-cus.
Dalle 11.30 alle 15.30 (sempre nelle ore più calde) facciamo un trekking in savana con Ousmane (pizza-spaghetti-mandolino) che ci fa da guida ad un vicino villaggio che non cè, vi sono solo due capanne. Torniamo, caratteristica la foto fatta a Stefano mentre fa
..
Alle 16.00 pranzo caldo, con riso e capra. Poi fino a sera riposo e doccia. Alle 18.30 non contenti della mazzata di caldo in 4 vanno a correre (Adriano, Stefano, Maurizio, Luca) gli altri con Oumar andiamo a Baguel, il villaggio più vicino dove pare ci sia una partita di calcio con un altro villaggio vicino. Vuoi perché invece di un kilometro sono i soliti tre, vuoi perchè ci fermano 5-6 volte per salutarci, alcuni sono parenti di Oumar, arriviamo al campo in tempo per vedere gli ultimi 10 minuti di gara!! Da notare che la squadra dellaltro villaggio non si era presentata ed è stata giocata una partita tra due squadre del posto!!
Torniamo che è buio e bisogna farsi unaltra doccia, il caldo è pesante e siamo sempre sudati.
Ultima cena a Baladji alle 22.00 succulenta e abbondante, ci sono anche le patate.
Ore 00.15 dopo i saluti e gli auguri si dorme, ma ci sono troppe stelle cadenti, si veglia.
Lunedì 09 Agosto 2004
06.40 Già svegli, cè un bel sole.
Dopo i lavaggi vari e la colazione, facciamo i bagagli e iniziano i saluti, è triste il villaggio senza di noi, dice Umu, ma dobbiamo partire
Facciamo moltissime foto, a gruppi e gruppetti e facciamo gli ultimi regali ai bambini.
Il famoso Mitsubishi 12 posti del primo trasferimento aeroporto-Rosso è già arrivato, si caricano i bagagli, poi i saluti definitivi e scorrono anche molte lacrime (non sto scherzando ndr)
Partiamo alle ore 09.00 siamo noi otto lautista, Oumar, Ousmane, Ismahil (laiuto autista) e due clandestini ai quali diamo un passaggio, il primo dei quali scende dopo 10 km a Hore-Fonde alla strada asfaltata (Route Nazionale) Siamo accompagnati fuori dal villaggio da tutta la gente e i più resistenti ci inseguono correndo per due kilometri
Puntiamo sullasfalto verso sud-est il paesaggio è molto verde, vediamo molti uccelli ma landatura è lenta, siamo troppo carichi. Ogni qual volta una capra, mucca, cavallo o altro animale deve attraversare, il nostro Schumi frena allultimo istante rischiando di investire la povera bestia del momento.
Mangiamo lungo la strada lottimo tiaboudienne (riso, pesce, verdura, spezie, peperoncini vari). La sosta è troppo lunga lautista si addormenta, vediamo un tot di pesce a seccare (più che altro lo sentiamo
Arriviamo a Bakel. Il panorama è molto verde e collinare, facciamo sosta per foto con uno dei tantissimi baobab e molte soste per i biglietti di passaggio dalle varie province. Si vedono scimmie (credo siano bertucce e cercopitechi) avvoltoi sopra una carogna, due sciacalli, una carogna di iena, uccelli multicolori e pappagalli. Giungiamo a Kidira, città di frontiera con il Mali, separato da un ponte su di un grosso affluente del fiume Senegal. Chiedo permesso ad un poliziotto ed in quattro (io, Maurizio, Adriano e Stefano)oltre ad Oumar e Ousmane arriviamo a metà ponte camminando per qualche metro in Mali! Ma che soddisfazione!! Si fa per dire.
Ripartiamo e facciamo sosta ad Ainou Madhi, dove lautista ha dei parenti. Facciamo delle foto ad un albero enorme che ospita centinaia di uccelli variopinti. Poi il grande Marabù del villaggio vuole riceverci al centro di una costruzione aperta su tre lati, con tappeti e stuoie, ci mettiamo in semicerchio davanti a lui. Prega per noi e per il nostro viaggio, siamo tutti in ginocchio, cerimonia toccante, Oumar fa da interprete. Ci sono tutta una serie di tavolette con scritte scolastiche appoggiate al muro, molto belle, vorremmo acquistarne una ma non è possibile. Il grande capo spirituale del villaggio alto un metro e cinquanta con pizzetto bianco e copricapo arabo ci manda ad un villaggio vicino a suo nome, per trascorrere la notte si chiama Fete Yantebè. Ma lì non cè possibilità di mangiare allora proseguiamo per Goudiry, dopo 5 kilometri , ceniamo al buio sul ciglio della strada, con dei TIR in manovra con riso, carne, pasta e ragu, cè anche la televisione!! Cerco di telefonare in un punto pubblico ma non risponde ancora nessuno! Torniamo al villaggio, ci danno una terrazza in cemento. Ci sistemiamo, notte stellata sempre tante stelle cadenti, in mezzo alla foresta, facciamo discorsi filosofici su tutto, ci sono molte zanzare, il cemento è duro e la schiena fa male, dormo pochissimo.
Martedì 10 Agosto 2004
Ore 06.20 già in piedi, sto meglio che sdraiato, ho sofferto troppo questa notte. Carichiamo un vecchio mortaio rotto, trovato da Stefano nella spazzatura, tutti che ridono, ma è una bella idea. Oltrepasso la ferrovia Dakar-Bamako per un bisogno e quasi mi lasciano lì, il motore è già acceso Ore 07.10 Si parte alla volta di Tambacounda-Kaolack-Dakar oggi sarà lunga e il pulmino non passa mai i 70 orari. Vediamo dei pappagalli e poi un grossissimo uccello nero in mezzo alla strada forse un pellicano. Incrociamo il treno merci che va a Bamako con automobili nuove (Peugeot, Mercedes e BMW) andrà ad una velocità tra i 5 e i 10 km orari! Anche Ismail, aiutante e figlio del proprietario del Mitsubishi mi dà il suo indirizzo e anche le-mail.
Ore 8.50 Tambacounda. Grossa città, caotica e con i soliti problemi di ambiente. Colazione presso una matrona che sta allattando un bimbo e contemporaneamente ci serve nescafè in acqua bollente e latte in polvere con pane fresco e centinaia di
mosche. Compriamo due rullini foto, Adriano ed io. Pieno di gasolio alle 09.30 poi si riparte, si tenta ma la strada è piena di buche e facendo zig-zag per evitarle la media cala molto. Alle 10.20 oltrepassiamo un pulmann incidentato sul lato della strada non vi sono feriti, le merci sono sparse è appena successo. Alle 10.25 arriviamo a Koussanar e alle 10.45 al mercato di HaltonFess. Alle 10.55 una breve sosta per
fumare (15 minuti) la strada è bruttissima e la media crolla il nostro Schumi tiene sempre la sinistra e i commenti si sprecano. Se la prima settimana avevamo assegnato il titolo di animateur ad Adriano (chiamato in un primo momento Andriano e poi mandriano) in queste due-tre giornate va dato a Luca, che sul Mitsubishi si dà da fare per tenere alto il morale (visto che la vacanza sta per finire ed il sedere è piatto).
E quasi luna e lautista vorrebbe fermarsi ma noi chiediamo di proseguire, ci sembra un po stanco ed alterato per questa decisione e alle 14.10 a Kaffrine sostiamo per il pranzo, piatto come ieri sera ma con più patate e pesce e molto peperoncino. Tratto per acquistare un bastone per il mortaio di Stefano ma sparano una cifra assurda e lascio perdere. 14.45 già si riparte, facciamo sosta ad un lago che sembra salato, è la lunghissima foce del Solome, sabbia bianchissima, tanti uccelli, facciamo una camminata è caldissimo e accecante, belle foto. Si canta, sì si canta molto in questo lungo trasferimento, soprattutto canzoni anni 70 e 80, si va da De André, a Guccini, a De Gregari, alla PFM:
posso qui citare le tre canzoni simbolo di questo viaggio:
Generale De Gregori
Impressioni di settembre PFM (la frase più cantata: Quanto verde, tutto intorno e ancor più in là, sembra quasi un mare, è sabbia - indicando il Sahara!!)
Il vecchio e il bambino Guccini (la frase più cantata: limmensa pianura sembrava arrivare fin dove locchio di un uomo poteva guardare, è tutto dintorno non cera nessuno
.indicando gli immensi panorami che via via abbiamo visto)
Kaolack, grande città con grande caos di macchine dalla quale usciamo su una statale sbagliata, ce ne accordiamo a Gossas, ma lautista dice di avere chiesto e preso la strada più lunga ma meno rovinata
.mah! questa è comunque brutta. Siamo un po in ritardo sulla tabella ma contiamo di farcela, telefoniamo a Piero Munafò a Guereo. Superiamo Diourbel e poi Thiès , la strada migliora è la primissima strada costruita ed asfaltata credo dai francesi a partire da Dakar verso linterno. Anche Thiès è una grande popolosa città piena di vita e colori e movimenti, compriamo manghi e banane per rifocillarci un po. Facciamo ancora il pieno di gasolio e chiediamo la strada più corta almeno due volte, alla fine è già buio ed arriviamo a Ghereo, una persona alla quale domandiamo informazioni salta su con noi e ci accompagna fino da Piero Munafò che ha una casa sulla riva delloceano appena fuori il paesino.
Finalmente ci arriviamo sono le 20.20 ed il viaggio oggi è durato 13 ore abbondanti!! Piero ci accoglie con una semplicità invidiabile ha assunto ormai i ritmi africani, anche nel modo di parlare oltre che di pensare; cè anche un suo amico Massimo Uraghi di Alzate Brianza, simpatico.
Telefono a Daniela grazie al cellulare di Luca, finalmente la trovo è in ospedale per la notte; rispondo al SMS di Maddy che è a Berlino. Facciamo una doccia vera, dobbiamo togliere dagli scarichi di cessi e docce dei sacchetti di sabbia che impediscono ai granchi delloceano lì di fuori di entrare in casa
.Anche i cessi sono veri, e in bagno ci sono rubinetti e specchi LA NOSTRA CIVILTA (sigh. Un po mi spiace che è finita). Alcuni di noi fanno il bagno nelloceano anche se è già notte. Segue una megaspaghettata, grazie al lavoro di Stefano e Claudio.
Se posso, con il senno di poi, e conoscendo un po gli africani, che sono sempre stati un po così) avremmo potuto ignorare gli inviti alla prudenza ed ascoltare la nostra voglia di avventura, noleggiare un fuoristrada e attraversare il Ferlo come da programma, facendo così meno kilometri e vedendo di più forse. E stato comunque un gran bel giro abbiamo fatto praticamente il giro del Senegal, escluso la regione del Casamance a sud.
A mezzanotte dopo un buon caffè ed una chiacchierata si va a nanna, scelgo la camera e con me Maurizio, abbiamo un letto matrimoniale con zanzariera, gli altri tutti fuori sotto la tettoia in veranda davanti allAtlantico. Qualche zanzara deve essere rimasta dentro perché ci svegliamo alle 3.30 le ammazziamo e ci hanno già punto. Fa molto caldo e si dorme poco, per Maurizio F. è stata la notte peggiore.
Mercoledì 11 Agosto 2004
Alle 06.30 mi alzo e raggiungo Adriano e Maurizio al mare. Bellissimo passeggiare su questa immensa spiaggia da soli con onde enormi, bellissime conchiglie, aria frizzante.
Alle 08.15 ci ritroviamo tutti a colazione. Piero e Massimo dormono fino alle 09.00
Alle 09.30 tutti in acqua a scherzare come bambini con i cavalloni, chi si diverte di più sono Ousmane e Oumar.
Con Edoardo (Barthez) chiacchiero con Piero sulla spiaggia, la sua filosofia di vita in questi 5 anni da quando ha lasciato tutto e tutti in Italia è cambiata ed è molto chiara. Piero e massimo vanno a far spesa e comprano pesce in gran quantità. Poi le donne di casa preparano il piatto forte del Senegal. Non cè un gran ritmo si chiacchiera (soprattutto di quella cosa) si fa unaltra bella doccia, si pranza alle 15.30, riso, pesce, verdure e udite udite cè anche la birra.
Alle 17.00 facciamo una lunga passeggiata intorno alla laguna con le mangrovie, migliaia di uccelli e tantissimi granchi che al nostro passaggio scappano nelle lori buche in terra. Un ambiente naturale fantastico, parco della Somone. Attraversiamo a nuoto un braccio di mare per curiosare al club europeo, e ritorniamo facendo il litorale delloceano. Alle 20.00 siamo di ritorno, dopo unaltra doccia Piero ci presenta sua cugina Ashtu. Prepariamo lultima cena in Africa con Stefano grande chef, una mega porzione di penne allarrabbiata.
Si chiacchiera di tutto un po, Piero vorrebbe regalarci un mini spettacolo, vedo non-vedo con Ashtu che però non è molto daccordo. Poi dopo la mezzanotte la luce scarseggia (laccumulatore di corrente è in crisi) e così andiamo a dormire. Tutti fuori questa volta, niente zanzare, cè vento la notte è più tranquilla.
Giovedì 12 Agosto 2004
Alle 06.40 siamo già in spiaggia a camminare. Passano enormi w formate da centinaia di pellicani che si spostano dalla laguna alle isole di fronte a Dakar, seguite da aironi, sterne, gabbiani, albatros, cormorani tutti in formazione di volo con i propri simili
.che spettacolo!!
Torniamo , sistemiamo i bagagli, facciamo colazione, il nostro Schumi con il Mitsubishi è già pronto, tentiamo in vario modo di ringraziare concretamente Piero ma è inutile, non solo non vuole niente ma si arrabbia seriamente a sentirne parlare
salutiamo e ringraziamo.
Ore 09.15 si parte, sosta per acquisto manghi e banane dopo mezzora. Dalle 10.00 alle 12.15 soffriamo una lunga coda fino al mercatino di Dakar, fa caldissimo in macchina. Al mercato non cè molto tempo e in unora cerchiamo di comprare un po di souvenirs e regali, contrattando a più non posso. Alle 13.20 si riparte verso la casa di Oumar dove arriviamo alle 14.00 cè un traffico bestiale.
Salutiamo tutti i parenti che avevamo visto la prima notte piovosa dopo larrivo, ci dissetiamo.
Mangiamo lennesimo tiaboudienne, buonissimo e piccante.
Passiamo tutto il pomeriggio nel cortiletto giocando con i bambini, facendo foto, comprando le divise del Senegal grazie ad un conoscente della famiglia. Faccio a piedi il giro dellisolato, è senzaltro un quartiere con mille problemi tipici di una bidonville. Dopo il thé vediamo anche in diretta il 1° tempo di Italia-Ghana alle Olimpiadi, punteggio 0 - 2
Alle 19.20 carichiamo i bagagli salutiamo i nostri compagni davventura Oumar, Ousmane e il parentado, inseguiti dai bambini, ci emozioniamo di nuovo e poi scopriamo che ci accompagnano anche allaeroporto
.Alle 20.00 propongo di fermarci sulloceano di fronte al faro, cè un bel tramonto, forse il più bello e sembra dirci tornerete, stando sugli scogli è facile pensare a ciò che è stato questo viaggio e sognare
.
Alle 20.40 siamo allaeroporto e salutiamo i nostri accompagnatori, facciamo il check-in senza problemi anche per De Grandis, torniamo fuori per risalutare per la 4^ volta i nostri amici senegalesi e dopo le 21.00 andiamo a farci un panino con birra e coca. Alle 23.00 ci imbarchiamo e alle 24.00 lasciamo il suolo africano, decollo perfetto. Au revoir Senegal.
Sono ancora alloblò grazie a Luca. Si dormicchia, più o meno tutti, laereo non è pieno.
Venerdì 13 Agosto 2004
Alle 06.00 ci danno la colazione, è lalba e si comincia a vedere bene sotto, la Costa Azzurra e le montagne sullo sfondo. Alle 07.20, in anticipo, atterriamo molto dolcemente a Malpensa, ci sono solo 18 gradi e ci sembra di avere freddo, ma poi la temperatura aumenta subito.
Aspettiamo la moglie di Stefano e il Bidoggia Gianfranco che alle 08.40 dopo grandi saluti e abbracci ci riportano a casa, si racconta, si programma il prossimo viaggio
si arriva alla Despar di Cucciago alle 09.30-09.40 dove salutiamo Samba.
Ci sarebbero tantissime cose da dire su questo viaggio, tante emozioni che non si possono descrivere qui su un foglio di carta, tante cose che resteranno nella mia mente, tante immagini che rimarranno nei miei occhi per tutta la mia vita. Il mal dAfrica esiste davvero, non è una invenzione filosofica, non lo scopro proprio ora, ne ho solo avuto la conferma, è una malattia inguaribile ed io ce lho! Ringrazio lAfrica, la sua immensità, i suoi orizzonti sconfinati, il sole che nasce e tramonta sul deserto, per le emozioni che trasmette.
Ringrazio tutti i compagni di viaggio:Claudio, Stefano, Adriano, Edoardo, Marco, Maurizio e Luca per questa avventura, per la compagnia, per lamicizia, per il lavoro che ha permesso lorganizzazione e la realizzazione di questo viaggio. Un viaggio che mi ha, certo, consentito di tornare in Africa e di vivere unavventura che forse sognavo da molti anni, è vero, ma anche mi ha permesso di inserirmi in un gruppo di amici già molto affiatato e con i quali mi sono trovato molto a mio agio. Certamente, ci sono stati momenti in cui i pareri sulle cose da fare e i commenti su quelle fatte e sulle situazioni vissute non erano unanimi, ma questo è più che normale in un gruppo di otto persone spesso stanche, sudate, assonnate e assetate, e nonostante questo abbiamo sempre cercato di trovare unità nelle decisioni e di avere uno spirito comune in questa impresa. Spero di non cadere nella retorica e di non aver creato problemi a nessuno dicendo queste cose.
Ma soprattutto ringrazio gli africani che ho conosciuto:
Samba, Umu, Oumar la nostra guida, Ousmane, Ibrahimu, Ismail, Jamal, gli autisti, le ragazze di Nimlane, i bambini e le donne di Baladji, tutta la gente di Feelu che ci aspettava di notte sulla riva del fiume, il grande Marabù di Ainou Madhi, e tutti quelli che purtroppo inesorabilmente dimentico, perché troppe sono state le cose fatte, le situazioni vissute, le persone conosciute e le realtà che ci sono piombate addosso come una cascata, tutte assieme in pochi giorni di vita: queste persone mi hanno insegnato cose di cui dovrò fare tesoro in futuro come lospitalità, la cordialità, la semplicità, lessenzialità, la generosità vera.
Alla prossima Maobel