26-27 Luglio 2008
Due anni dopo aver percorso il Trekking delle Meraviglie, organizziamo finalmente di tornare all’Adula, percorrendo la valle in mountain bike.
La partenza è fissata per le 9 di mattina, siamo solo in quattro (Adriano, Vittorio, Gianfranco e Maurizio) ma dobbiamo andare con due macchine per fare posto alle bici. Ci teniamo in contatto con i walkie-talkie ma la frequenza è disturbata: invitiamo gli intrusi a cambiare frequenza: il canale n. 1 è occupato dai Trittoni Marini.
Mentre carichiamo le bici gocciola, sull’autostrada si alternano sprazzi di sereno a tratti in cui il tempo è proprio brutto.
Arriviamo a Ghirone verso le 11.00, il tempo non sembra poi così male.
Montiamo le bici, scorta d’acqua e via. I primi chilometri sono i più duri: 400 metri di dislivello su strada asfaltata, fino alla diga, poi più di un chilometro sotto una galleria buia e umida (che freddo!) e siamo nella valle (km5).
Qui inizia il divertimento, una valle lunghissima attraversata da una mulattiera che corre lungo un torrente dove l’altra volta avevamo fatto il bagno. Il percorso comunque non è agevole, la strada è piena di sassi e le vibrazioni in bici si sentono sulla schiena e più in basso (io poi non ho nemmeno i pantaloni da ciclista)
Ci fermiamo a metà per uno spuntino, Adriano ha pizzicato il copertone su un sasso e ha bucato, deve procedere alla riparazione. Sparisce il tappino della camera d’aria, lui dice che l’ha dato al Bido, Bido dice che l’aveva messo in bocca… è andato giù ?
Ripartiamo, dribbling tra vacche e buasce, un po’ si pedala e un po’ si spinge, verso le 3 del pomeriggio siamo nei pressi del rifugio Adula CAS (quello basso Km.12). Lasciamo le bici dietro una cappellina, mettiamo gli scarponi e nascondiamo le scarpe da tennis.
Adriano esce con la frase storica: “Grandi, non è da tutti arrivare fin qui in bici!” dopo due minuti arrivano due signore over 60 in mountain bike, seguite dai rispettivi consorti con addominali a tartaruga (ma dalla parte del dorso…)!
Dopo una pausa meritata si parte (stavolta a piedi) verso il rifugio Adula UTOE (quello alto), anche perché un tuono in lontananza ci preannuncia l’imminente arrivo della pioggia. Infatti a metà della salita inizia a gocciolare, Adriano copre lo zaino, allunghiamo un po’ il passo e riusciamo ad arrivare al rifugio, dopo 40 minuti, senza bagnarci troppo.
I gestori ci accolgono con simpatia dato che Adriano indossa la maglietta Trittoni Free Tibet: anche loro, l’8/8/08 saranno in cima alla montagna (loro l’Adula, noi i Corni di Canzo) ad accendere i fumogeni per protestare contro l’oppressione cinese.
Questa simpatia sarà molto utile all’ora di cena, in quanto ci verranno fornite 4 (q-u-a-t-t-r-o) fette di pane (“ma non fatevi vedere dagli altri…”). In effetti nulla da dire sul rifugio (io poi avrò sempre un ricordo particolare di quel posto…) però in effetti le porzioni erano un po’ da …alpinista anoressico (una tazza di brodo con un cucchiaio di lenticchie sul fondo, un osso buco (a te l’osso e a me il buco), un cucchiaio di puré (per fortuna c’è il bis) e una scodellina di macedonia…va beh leggeri si dorme meglio. Comunque va bene, i crucchi apprezzano.
La notte trascorre tranquilla (chiedere ad Adriano…), io mi ero premunito con i tappi per le orecchie.
Sveglia alle 5.00 per la salita del ghiacciaio dell’Adula… piove, maledizione! Torno a letto fino alle 6.00, poi tutti in piedi, colazione (stavolta abbondante) e fuori a guardare il cielo.
Ha smesso di piovere ma è tutto coperto. Dopo un’ora di andiamo – non andiamo, alle 7.00 decidiamo di scendere, non senza qualche rimpianto.
In una ventina di minuti arriviamo alle bici, ci cambiamo e via, verso la diga.
La discesa, un po’ tecnica nella prima parte, diventa poi divertimento puro con guado di torrente (vedi foto).
Breve visita al lago di Luzzone e alla omonima diga (impressionante la parete attrezzata per l’arrampicata artificiale, alta 164 metri), poi discesa su strada asfaltata verso la macchina e rientro a casa nel primo pomeriggio.
Il ghiacciaio dell’Adula è lì che ci aspetta, come la Capanna Scaletta, ma torneremo presto.
Maurizio

