In settimana il solito TAM-TAM di telefonate sulle previsioni del tempo, ma quando si parla di Val Grande è tradizione che "La meteo" ci tenga sul filo fino all'ultimo minuto.
Venerdì 1 Aprile (Foto)
Ore 11 Maurizio arriva di corsa da Cicogna, dove ha lasciato la macchina, nasconde le scarpette in un buco sotto il ponte di Casletto, foto di rito, e via si ricomincia.
In tre ore scarse siamo ad Orfalecchio, lungo il percorso impronte fresche di un altro tracker, penso subito a Pierluigi che ho avvisato del nostro intento solo ieri con la vana speranza che sia dei nostri.
Seduti davanti al bivacco trovo invece due ragazzi tanto preoccupati del mio arrivo, da nemmeno salutarmi e correre all'interno a chiamare la madre.
Sono tedeschi e dallo scarno inglese della Fräulein capisco che si trovano qui da ieri e ci rimarranno fino a domenica, c'è qualcun altro di loro che è in giro per la valle.
Il tempo di un panino, salutiamo e proseguiamo.
Ad una mezz'ora da Orfalecchio, dopo un panoramico passaggio su una radice sospesa sul nulla, superiamo con decisione unangosciante cengia umida e pendente verso il dirupo, che nel 2003 ci aveva convinti a desistere dal raggiungere l'Arca via terra e ad optare, nella spedizione successiva, per la via "bagnata" del fiume.
Prendiamo quota raggiungendo il culmine di questa parte del percorso a 921 m, scendiamo in Val Piana rampando per il versante opposto, qualche difficoltà per ritrovare gli ometti sommersi dalle foglie che l'inverno poco umido ha mantenuto intatte, come fossero appena cadute.
Colma quota 958 la traccia sembra finire qui, cavi arrugginiti e una carrucola, sicuramente qui arrivava una teleferica, decidiamo di scendere anche se sotto sembra ci aspetti uno strapiombo, invece una cengia che prosegue sulla sinistra ci permette di oltrepassare agevolmente un costone di roccia.
Superato un passaggio poco simpatico, il nostro sguardo viene rapito dallo spettacolo dell'Arca, visto da quassù appare quasi come un canale artificiale.
Gasati, guadagniamo il fondovalle senza difficoltà.
Il famoso bivacco "The Cavern" con vista sull'Arca è libero, procediamo subito a rassettare, rimettere in piedi la tenda trasparente e ad accendere il fuoco.
Paolo si ostina a voler risparmiare sulla bolletta del gas, quindi mi riscaldo la minestra sulla pira, carbonizzando la mia seminuova pentola Camping gas.
L'ambiente non offre diversivi e quindi dopo aver dissertato sullunicità di questo momento, decidiamo di accucciarci nei nostri sacchi a pelo cercando di non pensare al freddo ed alla possibilità che qualche favilla incendi la nostra improbabile tenda.
Ma il gelo non si fa dimenticare perciò dopo mezzanotte mi ritrovo con Paolo e Adriano attorno al fuoco, per fortuna la legna ben decorticata dalla furia del fiume brucia che è un piacere; Maurizio accovacciato in un'insenatura della caverna dorme invece senza problemi.
Sabato 2 Aprile (Foto)
Ore 7 Cerchiamo di scaldarci le ossa rotte con un te, maledizioni a Maurizio, ci aveva assicurato un fondo morbido e accogliente, ci vogliono comunque quasi due ore prima di ritrovare la mobilità di tutte le giunture.
Lasciamo appeso alla parete il foglio raffigurante il nostro logo con un pesce d'aprile sul tridente a testimone della nostra presenza qui nel giorno delle burle.
Ore 9 Riusciamo a guadare il fiume rimanendo tutti asciutti tranne lo zaino dAdriano
Risaliamo alla destra dei "2 torrioni" dell'Arca fino ai resti della capanna dei taglialegna, da qui le tracce salgono ripidamente fino ad un passaggio già ben visibile dai ruderi, che aggira il costone roccioso.
La ricerca della via giusta è esaltante, pochi bollini rossi, ometti da alimentare, tronchi sradicati messi lì da qualche viandante per indicare un fondo cieco, oppure disposti a casaccio dalla furia degli elementi. Dopo aver rimirato l'Arca per l'ultima volta ci abbassiamo di quota, ma è unillusione, subito dopo la traccia ricomincia a rampare quasi senza fine, molti tratti devono essere percorsi a quattro zampe e lo strato sdrucciolevole di foglie secche non aiuta.
Arriviamo ad un punto morto, al solito ci dividiamo per cercare qualche indizio, ma non sembra esserci nulla, Maurizio fortunatamente si rammenta di un punto dove il sentiero prosegue molti metri sotto , tra noi e quel punto un tratto di circa 10 metri di roccia inumidita da un rivolo.
Corda doppia e ci caliamo con qualche difficoltà, proseguiamo fino al punto terribile della Val Negra che tanto aveva impressionato Maurizio in ottobre.
Come si può notare dalle foto si tratta di un primo passaggio su di un tronco esile e viscido, seguito da una parete con appoggi poco evidenti il tutto sospeso su un dirupo di qualche decina di metri.
Passa Maurizio ...... crack!
Maurizio fa finta di niente, io idem, cerco di convincermi che i miei 30 chili in più non facciano differenza, ma il mio cervello non collabora e le gambe cominciano a tremare, passo comunque indenne il tronco, e la parete successiva ........ è fatta dice Maurizio ora non ci sono più difficoltà, tranne la solita ricerca della via che ora picchia in giù con decisione.
Percorriamo alcuni tratti sulla soglia del baratro, devo dar ragione a chi sconsigliava l'attraversata in questo periodo dell'anno, la vista di quello che abbiamo a pochi centimetri ed il manto sdrucciolevole delle foglie secche fanno veramente paura e Paolo ce lo ricorda in continuazione.
Guado del Rio Fiorina, l'avventura nella misteriosa Val Grande è veramente finita, sulla destra idrografica unimmensa faggeta fa da zona cuscinetto tra il lecito ed il proibito come alcuni cartelli del parco ci ricordano.
Ore 15 Arriviamo al bivacco oramai trasandato di "In la piana" per poi scendere ai più recenti cottages nella piana sottostante, tutto nuovo e ben pulito, peccato la carenza dacqua che dopo una breve sosta ci fa propendere per la continuazione della tappa odierna fino al bivacco della Val Gabbio.
Il sentiero è panoramico e con poca pendenza, dopo aver lasciato sulla sinistra il nuovo ponte in legno raggiungiamo in breve la costruzione dotata di pannello solare, tavolato, materassi e camino esterno (0,50 H da " In la piana ").
Scendiamo al torrente per rinfrescarci e veniamo allietati dal volo maestoso di un Airone.
Ceniamo molto presto, anche perché oggi non si è toccato cibo.
Paolo cucina per se e Maurizio unottima, dicono loro, pasta non scolata con avanzi ammuffiti di pesto, minestrone, tonno e piselli e grana .......... La stessa pentola, non lavata, lo stesso Paolo la utilizzerà il mattino seguente per riscaldarsi il latte. Io e Adriano ci arrangiamo con le nostre scatolette.
All'esterno del bivacco si aggira un camoscio, forse attirato dal profumino che emana la pozione di Paolo, tutte le volte che esco con la fotocamera si allontana impedendomi di prendere una buona foto.
Al solito a letto presto ed al solito difficoltà a dormire per il freddo, arriva comunque il mattino, all'esterno tutto brinato ed il camoscio pronto ad allontanarsi al minimo accenno di scatto fotografico.
Domenica 3 Aprile (Foto)
Ore 9 Per raggiungere il sentiero per la Val Serena, preferiamo ritornare al ponte in legno, è possibile però attraversare il torrente e risalire l'alpeggio di fronte, la via sinerpica quasi subito a zig zag facendoci superare in breve i 300 metri di dislivello che ci separano dai resti della teleferica. (1 H)
Si prosegue poi per una mezz'ora quasi in piano, ma da subito la vista dell'alpe della Colma, ci toglie l'illusione di una passeggiata senza arrampicate.
Ore 12 Siamo sul passo, nel bivacco, tenuto molto bene, ancora la stufa calda lasciata da qualche viandante che forse ha passato qui la notte, ci torna molto utile per asciugare le magliette intrise di sudore per la lunga salita.
Dopo circa mezz'ora di discesa incontriamo gli amici di Maurizio, una gran bella sorpresa, altrimenti avremmo dovuto elemosinare un passaggio per Cicogna, ben 31 chilometri dal parcheggio di Premosello, con esito incerto.
Torniamo verso casa un po tristi per la notizia della morte del Papa avvenuta la sera prima, il cellulare prende all'alpe Motta, riusciamo così a trasmettere a casa il conforto per la nostra buona salute e per il successo dell'impresa.
Si avvera così dopo 17 anni dalla mia prima avventura in Val Grande il sogno di attraversarla per intero rasentando il fiume, ma c'è ancora tanto da riscoprire da queste parti.
Ritorneremo già quest'anno per un tour sulle vette e c'è già in programma una discesa da Corte Buè con risalita in Val Cavrì ............ Arrivederci Val Grande!