31 Ottobre - 1 Novembre 2004


CAMMINATA AMBRI-PIOTTA - BAITA GARZONERA

Rappresentanti gruppo TRITTONI MARINI:

o STEFANO (THE PRESIDENT)
o ADRIANO (IL CAPITANO)
o VITTORIO (LANCILOTTO)
o MAURIZIO (IL MESSIA)
o BIDOGGIA (JANFRI)
o STEFANO (STEFANINO)
o ANGELO (PAGLIA)
o GIANLUCA (GIAN SINA)
o MATTEUZZO (GABIBBO)


I dettagli per la partenza erano ormai già stati stabiliti da qualche tempo, quindi tutto era deciso per la partenza al mattino del 30.
Come previsto però Stefano aveva gente per il pranzo, allora il gruppo e stato scaglionato, con una partenza al mattino, e una nel primo pomeriggio.
Al lavoro, ero li solo per presenza, pensavo esclusivamente alla possibilità anche questa volta di vedere belle cose, che prima mi erano sconosciute, o che guardavo con occhi pieni di indifferenza.

Giungevano, grazie a Bido, che ci ha chiamati al lavoro, buone notizie sul clima che avremo trovato una volta sul posto.

Alle 14.30 è l'ora di partire, ci ritroviamo: io; Gian, Matteuzzo, Maurizio e Ste.

Il viaggio in macchina fino a Piotta non me lo ricordo proprio visto che come al solito dormivo alla grande.

Verso le 16.00 arriviamo, come suo solito Adriano ci viene incontro per mostrarci la via migliore per salire fino al rifugio.

Una calorosa accoglienza lo accoglie, subito li rifilo il sacco a pelo e Matteuzzo il suo zaino, ora possiamo veramente partire.

La salita è in stile, che “bello sono venuto qui ma tanto so che a 2000m di figa non ce né”, bella sfiga.

L'incognita questa volta non è Berto, che ha abdicato, tempo prima con una banalissima scusa tipo “Berto vieni in montagna?” e lui “mi spiace ma devo uscire con una tipa”, ora l'incognita è Matteuzzo: soggetto maschio, età 7 anni, hobby nella vita fare casino; ma devo dire che non si è stancato nel salire.

Il percorso è cronometrato in 1h e 30m, di difficile c'era ben poco, direi che era proprio una bella passeggiata, anche se gli ultimi paio di tratti si sentiva la variazione di pendenza.
Era un continuo entra ed esci da sentieri che portavano a grandi distese di prati, dove si poteva ammirare non tanto lontano il Gadia alternati ad altri tratti all'interno di pinete e faggi.
Potevamo ammirare l'autunno che era arrivato fiero con tutto il suo splendore.

E una cosa molto positiva per noi era che non pioveva, cosa che al ritorno non si verificò.

Sinceramente il clima e l'emozione della Grigna non le ho riscoperte con questa esperienza, forse avevo inteso il dà farsi come uno stimolo che mi avrebbe portato alla scoperta di qualcosa di maestoso e importante, ma le mie attese furono tradite ma di certo non del tutto.

La cosa più bella che ricordo della salita fu la cascata che tagliava come un coltello nella carne il lato della montagna, aveva così tanta forza che ai lati si poteva vedere la terra franata, e io già me la immaginavo in piena in tutta la sua forza.

Oramai erano le 18.00 e la luce faceva da capolinea sommersa dalle prime orde di buio; in ogni modo cercammo di accendere la torcia ma il Capitano, consigliò di proseguire senza, tanto a lui che cazzo gli fregava tanto il percorso lo sapeva già, allora come dei marine in missione notturna proseguimmo, fino a che scollinammo su una distesa di erba in contrasto con la neve delle cime più alte, ed in lontana luci accese segnalavano l'arrivo al rifugio.

Tassativamente dovemmo lasciare fuori gli scarponi, per poi mettere all'interno un paio delle decine di ciabatte che c'erano.
Quando entrai fui sollevato e stupefatto dell'ambiente caldo e ordinato no di più ordinatissimo che c'era dentro quel bellissimo rifugio; ora capivo veramente la differenza tra il rispetto di utilizzare una cosa non tua e renderla poi confortevole anche per altri.

Salutammo gli altri, e dopo aver sondato l'interno si poteva anche prepararsi per quella che fu una grande mangiata, che naturalmente portava la firma del nostro cuoco Ste (se no cosa ti portiamo dietro a fare? Non te lo sei mai chiesto!?)

La serata in baita è delle migliori, anche se Jank e Vittorio scassano un po' i maroni perché fumiamo dentro; il capitano verso le 00.00 è gia al giro di boa, si è scolato più vino lui che tutti noi insieme per poi non parlare della bottiglia di grappa che ha ammazzato.

Si stà da dio lì c'è tutta quella voglia di parlare e scherzare come tra amici; io e Gian andiamo a sdraiarci un po' per estraniarci un attimo dagli altri e con un paio di birre calde (potevamo anche pensarci di metterle fuori) ci siamo messi a parlare come non facevamo da tanto tempo, mi sono venute in mente tante cose e tante cose ci siamo detti, forse grazie a queste belle avventure si capisce che il vero amico c'e sempre.

Fuori pioveva e per passare il tempo che non fù infinito, ma sarebbe stato pressante chiusi in baita, si organizzarono varie bische clandestine, la baita divento una sorta di locanda affumicata dove strani personaggi cercavano di vincere al gioco.

Io con Gian giocammo a dadi, fu spettacolare, non ho mai visto nella mia vita un tale varietà di lanci, anche se la mia tecnica fu sopraffina Gian alla fine vinse (Gian scordati i soldi non te li darò mai, xchè la partita era truccata).

Sul tavolo delle carte dove erano impegnati in un gioco stranissimo, c'erano Adriano, che alternava la giocata con un goccio di grappa, Stefano che mi sembrava quello che il gioco lo aveva capito meno, Angelo che faceva i calcoli come un ragioniere e Bido che non capiva niente del gioco ma voleva dare l'impressione agli altri di capirci qualcosa.

La notte fini solamente perché il capitano si decise finalmente di andare a letto, anche se lui disse che non riuscì a dormire per niente perché lo infastidiva l'acqua (mah! Misteri della vita).
Erano oramai le 4 del mattino qualcuno russava già da un bel pezzo come Matteuzzo, altri mandavano a fanculo Adriano perché ciciarava alla grande, comunque alla fine riuscimmo a dormire e devo dire anche bene.

Ore 8 sveglia del solito insonne (Capitano) ore 9.00. FUORI PIOVE FORTE

Adriano è il primo che scappa dopo aver ordinato un po' il tutto, per andare alla stalla che era a 10 min dalla baita, incerti lo seguono Ste e Matteuzzo, poi a seguire Maurizio e Vittorio.
Io e Gian puliamo alla grande la cucina, in attesa del ritorno degli altri.

Ore 11.44 PRONTI ALLA DISCESA PIOVE DI BRUTTO

Tutti belli infagottati, con vari guanti e mantelle ultra coprenti (vedi quella di Angelo), si inizia la discesa sotto l'acqua.
Il gruppo si frammenta, davanti Vittorio con suo passo e la sua mantella ricorda Lancillotto, sembra voglia fare il vuoto, mentre dietro Bido si lamenta come al solito per il fatto di non essere tutti assieme (vah!!, pensa a camminare e guardare per terra così la prossima volta non finisce col curo a terra), intanto passo dopo passo il capitano ricuce lo strappo.

Devo dire che la discesa con sotto l'acqua è stata molto bella e divertente, anche se verso la fine mi è sembrato di essere in ipotermia.

Ore 12.05 arrivo alle macchine

E qui finisce un'altra avventura targata tritoni marini






Nastri Stefano