8 Febbraio 2004 Brunate - Bellagio |
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| Fatta! Anche stavolta ce labbiamo fatta. Non era la prima volta che facevo questa camminata di notte e pensavo che ripetere unesperienza già vissuta non mi avrebbe dato nessuna soddisfazione, poi invece, viste le difficoltà incontrate lungo il percorso, devo dire, la soddisfazione di essere arrivati in fondo è comunque grande. Lidea di ripetere questa piccola avventura era stata di Adriano, che aveva esteso linvito a una trentina di amici, di tutte le età e di tutte le specie poi il grande giorno (anzi la grande notte) ci ritroviamo solo in cinque: io, Adriano, Claudio mio collega, Paolo (soprannominato Sciavatt, dopo che, lanno scorso, era venuto sul Palanzone, con la neve, quasi in ciabatte..) e Paolino. Il ritrovo è alle 23.00 sul piazzale del centro sportivo: con noi cè anche Stefano che ci accompagnerà fino al Bondella, poi dovrà tornare perché la domenica è impegnato con il lavoro. Aspettiamo i ritardatari (che non arriveranno), poi alle 23.15 partiamo con le Jeep. Arriviamo alla baita Carla a mezzanotte in punto, dopo avere lasciato la macchina di Paolino sul piazzale della funicolare (memorabile il viaggio in sei sul Feroza di Stefano dalla Funicolare alla Baita Carla). Alle 00.05 si parte: la strada fino al Bondella è pulita; ci fermiamo ad ammirare le stelle ed il panorama superbo, tra discussioni più o meno erudite sulla Cintura di Orione, Sirio e Capella. Stefano ci lascia e fa ritorno a casa. Iniziamo a incontrare la neve e sul Boletto e ci accorgiamo che quello che pensavamo fosse una fortuna, e cioè la temperatura gradevole, in realtà è una fregatura perché si sprofonda nella neve fino al ginocchio. Io, Claudio e Paolino mettiamo le ghette (purtoppo a Paolino manca una cerniera e così, dopo vari improperi, dovrà farne a meno ), gli altri, più selvaggiamente, vanno senza. Il cammino, fino alla fine del sentiero dei faggi, sarà una vera sofferenza: ogni passo giù nella neve fino al ginocchio: siamo in ritardo pazzesco sulla tabella di marcia; solo linguaribile ottimismo di Adriano dice che saremo a Bellagio per le nove, come da programma. Così decidiamo di saltare la cima del Palanzone e passare per il Riella; qui le cose vanno un po meglio perché il sentiero è battuto. Alle 6.00 siamo alla Colma: qualcuno è abbastanza provato; Paolo Sciavatt presta un paio di calze, forse quelle già usate, a Adriano. Mangiamo qualcosa e alle 6.30 ripartiamo verso Bellagio. La salita verso lalpe Terrabiotta viene allietata dagli splendidi colori dellalba. Alle 8.00 siamo in cima e iniziamo la discesa lungo la pista da sci: lungo la discesa ogni tanto vediamo Paolino o Adriano gambe allaria che superano la comitiva. Ormai tutti abbastanza cotti affrontiamo lultima parte della infinita disceva verso Bellagio; arriviamo a San Giovanni alle 12.35, dopo 12 ore e mezza di cammino, quasi ininterrotto. Il bus di linea passa a prenderci alle 12.47, poi funicolare (bellissima la camminata sul lungolago a Como, tra gli sguardi stupiti dei turisti che ci osservano così sudici e impaltati) e jeep fino da Stefano, ricercando le strade dove è permesso circolare, perché cè il blocco del traffico. Passiamo al bar a salutare Stefano, poi tutti a casa, chi subito a dormire, chi a mangiare, chi a scrivere questo diario Ciao, alla prossima volta, magari al contrario (Bellagio Brunate) |
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