Quel mattino di venerdì 04.04.2003 alle ore 10.00: appuntamento da Stefano per la partenza in VAL GRANDE.
Sono presenti : Vittorio, Maurizio ed io, con mio figlio Ivano, in qualità di autista .
Stefano -non potendo partecipare- aveva, come d accordo, preparato tutti i viveri per i tre giorni stabiliti a raggiungere la grande meta.
Caricati gli zaini sulla CLIO di Ivano, si parte.
Nelle prime ore del pomeriggio, arrivati al PONTE DI CASLETTO, scaricati armi e bagagli, salutiamo Ivano che ritorna a casa; foto ricordo e pronti per lentrata in
.VALLE.
Le difficoltà provate lanno precedente sembrano più abbordabili; con passo spedito raggiungiamo il PONTE DI VELINA. Una breve sosta ci permette un piccolo spuntino e naturalmente lo scatto di qualche foto. < ne vale veramente la pena >.
Ritornati sul sentiero, proseguiamo per ORFALECCHIO, nostro campo base, in quanto, già lanno prima avevamo trovato una baita restaurata con camino, tavolaccio e reti per dormire; qui arrivati, si decide per una breve perlustrazione dei dintorni, alla ricerca del sentiero da percorrere il giorno dopo per raggiungere l ARCA.
Trovandoci in una valle chiusa, loscurità della sera è anticipata, perciò, alle 18.30 ritirati in baita, iniziamo i preparativi per cena e pernottamento.
Si assegnano democraticamente i compiti : cuoco
. Maurizio - degustatori
. Vittorio ed io. < si omette ogni parere
>
Abbiamo cenato a lume di candela e, tra una birra e laltra, si è discusso su come affrontare l ignoto del giorno seguente.
Birra = Necessità corporali ----- Fuori dalla baita ci sorprende un cielo incredibilmente stellato. Vittorio, conoscitore di stelle, ci illustra nomi e costellazioni.
La notte passa nel dormiveglia , tra silenzi e rumori sconosciuti, ma con la sorveglianza di un GUFO appollaiato sul camino.
Alle prime luci del giorno accendo il fuoco per la colazione e sveglio tutti. Dopo avere riordinato si riparte, ripercorrendo il sentiero trovato il giorno prima; ben presto un ostacolo ci impedisce di proseguire, uno strapiombo ci costringe a tornare sui nostri passi e scendere quindi verso il torrente. Con difficoltà lo raggiungiamo e lo attraversiamo più volte, lacqua è freddissima. Arrivati ad una pozza profonda meditiamo se continuare, bagnando gli zaini con tutto il loro contenuto, o cercare una via alternativa. Vittorio è indifferente al freddo e propone di immergersi abbandonando momentaneamente gli zaini, addentrandoci, convinto che dietro lansa del torrente ci sia l ARCA.
Proviamo invece a risalire un costone roccioso per scendere dalla parte opposta evitando un ulteriore bagno, ma anche questo tentativo è fallito .
Torniamo al torrente e decidiamo di mangiarci sopra e annegare nella birra lo sconforto.
Dopo le opportune valutazioni, ritorniamo sul sentiero che porta allo strapiombo; prima di arrivarci, saliamo per un centinaio di metri nel fitto bosco trovando una traccia; percorrendola arriviamo ad un lastrone di roccia superabile muniti di corda, poi un altro lastrone
.. non si può proseguire.
Vista lora torniamo alla baita di ORFALECCHIO, sconfitti ed amareggiati.
Ci consoliamo con carbonara (condimento pronto), salame, bolognette e salamelle alla piastra, bonarda, birra, caffè e dolcetto.
I rumori questa notte non si sentono, siamo troppo stanchi.
Giornata di rientro: domenica ore 08.00 sveglia, colazione, pulizia personale al rigagnolo con abbeverata del CAMOSCIO e pulizia del posto (nella baita lasciamo per altri viaggiatori lo scatolame avanzato) --- partenza per il PONTE DI VELINA.
Sul sentiero incrociamo due persone; una di queste (forse una guida del posto) alla quale raccontiamo la nostra sventura , ci spiega la via più semplice per raggiungere LARCA.
PECCATO
.. ERAVAMO VICINI
.. MA SARA VERO ????? RITENTEREMO
..
Arrivati al PONTE DI VELINA decidiamo di rientrare passando da CICOGNA, quindi imbocchiamo il sentiero VELINA ALTA. Con fatica raggiungiamo gli alpeggi, ora abbandonati, rendendomi conto di quanto potesse essere dura la vita delle persone che qui vivevano e lavoravano.
Il percorso di circa quattro ore presenta dei passaggi con catene fisse, saliscendi estenuanti, rigagnoli dacqua, piccoli ponti ma, il tutto, di una spettacolarità indescrivibile. Abbiamo avuto lopportunità di vedere una vipera, segnalate in grande quantità nella VALGRANDE.
Arrivati nei pressi di CICOGNA siamo riusciti a contattare telefonicamente il collega di Maurizio, nostro amico e autista per il rientro, Maurizio Bellotti --- Questo è stato il primo collegamento con la civiltà dopo tre giorni di oscuramento .
All arrivo a CICOGNA, con una birra tenuta nascosta da Vittorio, abbiamo deciso di brindare alla fine della nostra non completa ma bella avventura e, trovando un bar, abbiamo avuto l esigenza di un bel piatto di spaghetti.
Verso le 15.00 carichiamo tutto in macchina e scendiamo da CICOGNA, fermandoci al PONTE DI CASLETTO per far vedere al nostro amico Bellotti da dove siamo partiti,
ancora qualche foto al ponte e dintorni e poi via verso casa.
SONO CONVINTO CHE SE RIUSCIAMO A SCOPRIRE 100 METRI DI SENTIERO NUOVO OGNI ANNO , PRIMA OPOI LARCA SARA NOSTRA.
FORSE IL 2004 SARA LA VOLTA BUONA ciao a tutti a.b.
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