| UNA NOTTE DI PRIMAVERA DIVERSA Partiamo alluna di notte, con me ci sono Adriano, Vittorio e Maurizio. Il Buco del è una famosa grotta situata sulle nostre Prealpi comasche, meta di molti visitatori il Sabato e la Domenica. Solo una piccola parte è aperta al pubblico, questa grotta è famosa anche perché vi è stato rinvenuto lo scheletro dellorso delle caverne. Volevamo visitare la grotta e dormirvi una notte. Sapevamo che malgrado lingresso fosse chiuso con lucchetti e cancellate non cera nessun custode di notte. Arriviamo in macchina fino allo Zoccolo, con noi abbiamo le torce elettriche e una lampada ad olio (che viene rovesciata sulla macchina, tra i tornanti). Ci incamminiamo sul sentiero che, in circa mezzora, ci conduce allingresso. Il cielo è pieno di stelle e la temperatura gradevole. Un primo cancello è aperto, mentre il secondo ci sbarra la strada. Per oltrepassarlo bisogna passare di lato, ma ci sono troppi spuntoni in ferro e la struttura in metallo sembra non sorreggerci. Decidiamo di entrare in grotta risalendo il torrente che ne esce da essa, il Bova. Risaliamo nel buio il torrente ma ben presto ci troviamo di fronte una parete bagnata, impossibile da scalare senza attrezzatura. Torniamo allora alla scalinata, ci riposiamo e prepariamo un piatto di pastasciutta col fornello da campo (ottima la pastasciutta, peccato che la forchetta di plastica usata come mestolo si è colata nellacqua bollente e ha fatto da condimento). Sono circa le tre del mattino quando con grande sorpresa viene a farci visita una graziosa faina albina. La cosa strana è che non ha assolutamente paura di noi , si intruffolava negli zaini alla ricerca di cibo e si lasciava accarezzare. Sono le quattro di mattina, Adriano e Maurizio risalgono la scalinata. Io e Vittorio ci fermiamo al campo. Mi appisolo una mezzoretta, mi risvegliano le urla di Vittorio che chiama Adriano e Maurizio, risalgo la scalinata di corsa e trovo Vittorio vicino al cancello che poco prima ci aveva impedito di entrare. Adriano e Maurizio hanno scavalcato lostacolo e sono entrati da circa mezzora, senza avvertirci BASTARDI. Guardo Vittorio, senza dirci niente scavalchiamo la cancellata appuntita ed esposta al piccolo dirupo di una decina di metri. Quello che prima era stato un ostacolo, ora non lo è più. In un attimo siamo dentro, sotto limmenso arco naturale di roccia che delimita lingresso della grotta. Appena dentro ci incontriamo con Adriano e Maurizio che stanno uscendo. Avanziamo nel canalone centrale con le torce accese: si intravede qualche pipistrello che vola via, disturbato dalla nostra intrusione. La grotta si restringe sempre più: siamo penetrati per trecento metri circa. Qui ci fermiamo; sappiamo che oltrepassando il sifone che ci troviamo davanti si potrebbe continuare ancora per tanto dentro la montagna MA TRA QUALCHE ORA DOBBIAMO ANDARE A LAVORARE. Usciamo dalla grotta che inizia ad albeggiare, contenti e felici. Stefano P.S. Agli occhi di qualcuno non siamo normali, però vi assicuro che più faccio e facciamo queste piccole avventure, più mi sento vivo dentro e non ne posso / possiamo fare più a meno. E se un giorno (spero mai) non farò e non faremo più queste trittonate, vorrà dire che questa vita normale ci ha imprigionato per sempre. OGNUNO DI NOI TRITTONI DEVE ADOPERARSI PERCHE QUESTO GIORNO NON ARRIVI MAI. |
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