Diario di Giacomo

Mi sono sempre chiesto per quale ragione un gruppo di amici dovrebbe camminare per sette, otto ore al giorno durante un normalissimo week end o durante uno delle tante festività sfruttabili nell’arco dell’anno, affrontando freddo, acqua, sentieri poco battuti, passatoie malconce e logorate dal tempo, pasti veloci e sonni passati a imprecare contro il freddo nel sacco a pelo. Mi sono sempre posto questa domanda quando Adriano, Maurizio, Vittorio e tutti gli altri Trittoni mi raccontavano della Val Grande, ma cosa c’è di speciale? Finalmente la risposta . .. . . non è unica, è un’insieme di emozioni che suscita la natura, un vivere fianco a fianco nella fatica del camminare, è raggiungere la meta (L’Arca), è il tornare all’essenzialità e alla semplicità della vita costretti dalla severità ed austerità di questi luoghi, è la magia delle acque cristalline del fiume che è il tuo inseparabile compagno di viaggio, è la forza rigeneratrice di un pasto caldo condiviso con gli amici, è l’ipnotico fuoco acceso all’interno della grotta che segretamente custodisce i discorsi notturni, è la consapevolezza di ritrovare un po' se stessi lontano da rumori e puzze della nostra civiltà, è la sensazione di impotenza di fronte alla disarmate bellezza della natura. Ora capisco perchè organizzano anche due escursioni all'anno, il richiamo è troppo forte.

La preparazione alla val grande parte qualche giorno prima della data fissata per la partenza. Le ultime conferme date da Adriano e da Vittorio che confermano la data. Sfruttiamo il ponte della festività di Ognissanti, si parte 31 ottobre martedì mattina presto e si rentra nella serata di mercoledì 1 novembre. Ma in due giorni facciamo in tempo? chiedo un po' dubbioso, tranquillo, mi rassicura Adriano, ci sarà da camminare ma vedrai che sarà bello. La profezia si è avverata. Il giorno prima della partenza ci troviamo per i dettagli; Adriano, Alvaro, Maurizio, Stefano, Paolo, Vittorio, Giacomo (io). Stefano si preoccupa di fare la spesa, considerato che è lo chef del gruppo non avremmo potuto affidargli incarico più adatto, ma subito Maurizio (finto astemio, in realtà alcolista di professione) contesta l'acquisto di una bottiglia di limoncello, e una grappa, è peso inutile da portare secondo lui. Logicamente il resto del gruppo tiene la parte a Stefano, giustificando l'acquisto e sostenendo che in montagna la grappa serve. . .. . e basta! Stabiliamo orari di partenza (ore6:00 tutti al parcheggio) e poi via per una partita a calcetto che finisce abbondantemente dopo la mezzanotte. Siamo alla mattina della partenza, un po' di emozione c'è, unita a tanta curiosità per chi, come me, è la prima volta che va in Val Grande. Passo a prendere Alvaro e al parcheggio troviamo Carlo che ci aspetta per le foto di rito prima di partire. In realtà Carlo cerca di farsi perdonare per la sua defezione . . . . . . Finalmente si parte! Il trasferimento in auto scorre veloce e piacevole, a quell'ora il traffico è già sostenuto ma ancora lontano dal collasso dall'ora di punta. Arriviamo al ponte di. . .. . . alle otto, in perfetto orario, tutto come da programma, scarichiamo gli zaini e incominciamo a prepararci per la lunga camminata, mentre Adriano e Maurizio portano le auto al parcheggio di Cicogna, il paesino che sarà la nostra tappa finale del viaggio. Intanto ci dividiamo la spesa negli zaini, Succhi Santal, ma con tutta l'acqua che c'è ? brontola Paolo, le scatolette di minestrone, affettato, pane, tavernello, ciococlato, spezzatino. . .. alla fine gli zaini sono belli pesanti, va beh, meglio non pensarci. Mentre aspettiamo il ritorno dei due corridori passiamo sul ponte che attraversa la valle, che spettacolo, la vista è veramente mozzafiato, un salto di un centinaio di metri ci separa da acque di un colore smeraldo che scorrono sotto di noi e sui lati le ripidissime pareti ricoperte, dove la pendenza lo permette, di foltissima vegetazione, si addentrano nel cuore della valle. Qualche foto di rito e poi ci incamminiamo. All'inizio il sentiero è ben tenuto, siamo a mezza valle e sul fondo abbiamo il torrente che ci terrà sempre compagnia in questa due giorni. Raggiungiamo agevolmente la piccola diga costruita per incanalare l'acqua e ci fermiamo un attimo ad ammirare i colori vivi del bosco autunnale, esaltati dal sorgere del sole. La temperatura è l'ideale per camminare 15 - 16°, il cielo è terso ed il sole splende alle nostre spalle. Dopo la diga il sentiero si stringe e si arrampica su ripide e svivolose pareti su cui bisogna prestare la massima attenzione. Il cammino è un alternarsi di tratti ppianeggianti dove si prosegue a passo spedito a sali-scendi dove si deve rallentare vistosamente. La testa del gruppo viene saldamente presa da Adriano, gli altri seguono aiutandosi nei vari passaggi, che spesso sono stretti e si fa fatica a passare con lo zaino. Qualche ponte che gli anni passati garantiva passaggi agevoli è crollato, il risalire e cercare delle via comode ci fa perdere un po' di tempo. Ma il morale è alto, Vittorio continua ad esaltare la bellezza della valle, Adriano gli da corda e sta concentrato sul percorso, Alvaro continua a scattare foto col suo cellulare, Paolo e Maurizio controllano i nostri passi dalle retrovie. Abbiamo avuto anche la fortuna di vedere un cinghiale e qualche camoscio. A metà mattinata il primo inconveniente della giornata, smbra che il sentiero non sia ben segnato, è un po' che non vedo segni, dice Adriano, ed in effetti sembra di essere in mezzo al bosco. Ok ci siamo persi, capita in Val Grande sembra che sia la regola. Qualcuno sale di quota, qualcun altro scende, vediamo chi ha più fortuna e chi incrocia per primo il sentiero. Vittorio è il fortunello della mattinata. Peccato che Adriano è andato troppo in alto, passa un buon quarto d'ora per richiamarlo e ricongiungersi. Ricompattato il gruppo proseguiamo verso Orfalecchio, prima tappa, qui c'è una baita ad uso dei viandanti della valle. Nell'ultima parte del tragitto Adriano non sbaglia più un passaggio, rispedendo al mittente tutte le critiche che minavano il suo senso dell'orientamento. Arriviamo alla baita di Orfalecchio alle 13:00 circa. La fatica si fa già sentire. Piccolo consulto, si mangia un panino veloce e poi via verso la conquista dell'arca. Questa volta si decide di andare via acqua, ovverosia lungo il letto del fiume, considerando che sul sentiero normale ci si impiegherebbe più tempo e nel giro di 3-4 ore diventa buoi. Il panino è veramente ristoratore, ma Alvaro purtroppo deve dare forfait. Il suo ginocchio non reggerebe altre ore di camminata e saggiamente decide di non rischiare.Piccola discussione sul da farsi, ok Alvaro rimane qui in baita, Adriano gli fa compagnia, no, si propone Stefano, anche lui è un po' cotto, Maurizio chiede ad Alvaro se se la sente di rimanere da solo, Vittorio dice di sbrigarsi a prendere una decisione che il tempo passa, soluzioni non se ne vedono, ognuno di ce la sua e sono già le 13:30, si è quasi dell'idea di fermarsi tutti ad Orfalecchio. Giusto sì giusto nò si sapeva che poteva nadare a finire così, non è giusto che si debba rinunciare tutti, e io sono venuto su apposta per l'arca . . . . . In questo marasma di indecisione il buon Paolo protesta perchè nessuno ha preso dagli zaini il salame piccante per mangiarlo. . . apriti cielo. Vittorio esplode a modo suo mandando in modo poco canonico tutti all'arca e incomincia a togliersi di tutto scarponi, magietta, ghette. . .volevi fare la doccia? Fortunatamente la sfuriata ha avuto l'effetto di ricompattare il gruppo. Adriano decide di rimanere per la notte ad Orfalecchio, noi proseguiamo via acqua verso l'arca. Ok divisione dell cibarie per i due gruppi che purtroppo devono separarsi. Raggingiamo il letto del fiume e cambiamo abbigliamento: costuma e scarpette in gomma. Certo con gli zaini in spalla e così abbigliati facciamo un po' ridere ma ora bisogna recuperare il tempo perso. Adriano ci guida e ci accompagna per un buon pezzo. Qui l'andatura è buona, ogni tanto bisogna guadare il fiume per andare sul lato buono, è un continuo sali e scendi da massi e attraversare il fiume con i nostri zaini che, gravati del peso degli scarponi, ti sbilanciano ad ogni passo. In questa situazione di equilibri precari Adriano si propone di portare lo zaino di Vittorio, veramente pesantissimo (ma cosa c'hai messo dentro?) durante un guado Adriano perde l'equilibrio, casca in acqua a testa in giù e così, con metà del corpo immerso in acqua arriva in soccorso da vero amico Vittorio, il quale preoccupato più per l'acqua che bagnava lo zaino cercava di sollevare lo zaino da sotto, gridando. . . "il mio zaino! il mio zaino" peccato che attaccato al suo zaino c'era Adriano che con la spinta da sotto lo zaino veniva ributtato in acqua tutte le volte. .. .. fortuna che ci sono gli amici! Alle 15:30 Adriano ci lascia e ritorna ad Orfalecchio, noi siamo a metà strada, tra poco dovremmo vedere l'arca, dice Maurizio che ora ha preso la testa del gruppo, io e Vittorio seguiamo a ruota, Stefano ogni tanto si ferma ad aspettare Paolo che è l'unico che cerca sempre di non guadare il fiume ma sembra uno stambecco continuando a saltare da un masso ad un altro pur di non bagnare le preziosissime scarpette. Manca poco, ora si vede, ed in effetti dovo aver passato un'ansa che non ha niente da inviadiare ad agoli caraibici, ci apparel'arca in tutta la sua maestosità Più ci avviciniamo e più mi rendo conto dell'imponenza e della bellezza del luogo. Siamo appena in tempo per dare un'occhiata veloce da lontano, ormai si sta già facendo buoi, decidiamo di raggiungere la grotta. Per visitare l'arca c'è tempo domani. Ci avviciniamo alla grotta e lì troviamo Antonello e la sua amica . .. sapevamo che ci saremmo incontrati. Loro sono partiti prima ed hanno fatto il sentiero normale. Forunatamente hanno già acceso il fuoco. Ci cambiamo, recuperiamo un po' di legna per la serata e finalmente un po' di meritato riposo. La grotta è spaziosa, ha una volta molto alta e quasto permette di accendere fuochi all'interno senza il rischio di finire affumicati. Sopraggiunge il buio, ma noi siamo attrezzati con torce di tutti i gusti, suscita particolare attenzione la torcia con la carica manuale, sponsorizazta da una nota marca di profilattici, e gentilmente prestataci da Elena :-) praticamente più meni e più fa luce. .. . Intanto il cielo si è coperto, peccato sperano in una stellata notturna da raccontare, sono solo le 18, ma dopo quasi oto ore di marcia non vediamo l'ora di un pasto caldo. Recuperiamo quanto abbiamo nello zaino, e scopriamo che abbiamo solo latte di minestrone alle verdure Knorr, nooooooo! ! va beh, sopravviveremo, in compenso abbiamo lo spezzatino, Tavernello, la grappa e il caffè,. . . caffè? no, rettifica, abbiamo lo zucchero ed i cucchiaini, ma il coffee l'abbiamo lasciato ad Orfalecchio. Accidenti a Vito e Paolo e alle loro sfuriate, guarda che casino abbiamo combinato. .. . Sarà stata la fame ma il minestrone era ottimo. Alla fine il Paolo è riuscito a fare del vin brulè per tutti. Attorno al fuoco sembra di essere fuori da mondo e dal tempo, qui con amici con cui s'è condiviso piccole fatiche e gioie, qui insieme isolati dal resto del mondo, qui dove volevamo essere ma che fino all'ultimo abbiamo rischiato di non arrivare. Qui il pensiero va anche ad Alvaro ed Adriano, facciamo un brindisi anche a loro e ci domadiamo . . . chissà cosa staranno combinando quei due? Sone le 19 ed abbiamo già finito di mangiare, qualcuno accenna addirittura di voler recuperare le ore di sonno andando direttamente a dormire, comunque resistiamo ancora un paio d'ore tutti attorno al fuoco a raccontare storie, a dire che un Halloween così io non l'avevo mai vissuto, e esprimere quelle che sono le sensazioni della giornata appena trascorsa. Ma la stanchezza la fa da padrona e un dopo l'altro ci infiliamo nel sacco a pelo e Buona notte. Vengo svegliato in piena notte da un vento freddo che entra nella grotta e mi costringa a cambiare posizione. il tempo di girarmi e rimango esterefatto da quello che vedo gurdando verso la volta d'entrata. Le nuvole sono sparite e sono riapparse le stelle, luminosissime si stagliano nella volta della grotta e con la luna quasi a 3/4 illuminano la valle come se fosse giorno. E' uno spettacolo che rimarrà impresso per parecchio tempo nelle mente. Anche Vittorio, che si era alzato per rianimare il fuoco, rimane sbalordito da tanta bellezza. La amttina ci svegliamo con le luci dell'alba, alle sette siamo già tutti in piedi, una colazione veloce (due quadratini di cioccolato a testa) e poi via, ci avviciniamo all'arca con l'idea di entrare in più possibile. Ma qui riusciamo a fare solo cinquanta metri al suo interno, i passaggi sono veramnte stretti, i massi e le pareti troppo lisci per potersi arampicare e scavalcarli. Comunque riaminamo qualche minuto ad ammirare la maestosità del luogo, le foto per la testimonianza e poi ci prepariamo per il ritorno, che sarà più dura dell'andata, mi suggerisce qualcuno. Antonello e . . .. ritornano dal sentiero, noi scegliamo il ritorno via fiume. Il nostro passo è tranquillo, assaporiamo il paesaggio, scrutiamo gli angoli unici e suggestivi della valle. Raggiungiamo il laghetto dai colori caraibici, dai che facciamo un bel bagnetto ristoratore, suggerisce Vittorio, tutti biotti, incalza Stefano, ma no, io non vi filmo dice Maurizio, ma chi vuoi che ci sia in giro? la buoncostume? Detto fatto con tanto di video. Ma che freddo. Procediamo a passo spedito la discesa verso Orfalecchio fino a quando notiamo che Paolo si guarda in giro dubbioso, come se cercasse qualcosa, un passaggio. Che c'è Paolo? all'andata ho lasciato qui gli scarponi e un po' di roba per alleggerire lo zaino. . . ah bene! ! ! ! no ma dovrebbe essere qui ! ! ! o forse lì!! ! ! sem a post! Fortunatamente la ricerca dura qualche minuto e poi gli amati scarponi si ricongiungono col legittimo proprietario. Verso la fine del percorso del fiume ci viene incontro Adriano, che gioia rivederlo e chiedere com'è andata. Così scopriamo che non hanno passato la notte da soli ma in compagnia di un simpatico gruppo di ragazzi e ragazze triestini che hanno raggiunto la baita nel pomeriggio di ieri e, pare, si siano divertiti fino a tarda notte. Arriviamo anche noi in baita alle 12:30, ci rallegriamo nel constatare che il ginocchio di Alvaro non dà troppi problemi e conosciamo i ragazzi triestini, ma il tempo stringe e abiamo appena il tempo del classico panino (questa volta col salame piccante) e poi via verso Cicogna. Nel frattempo s'è alzato il vento, il ritorno sul sentiero è un continuo turbinio di foglie attorno a noi, siamo rallentati dalle foglie che cadute, vanno a coprire il sentiero e tutti i passaggi stretti. A metà cammino (al ponte di Velina) facciamo una pausa sono le 15:00 e dobbiamo decidere se proseguire sullo stesso sentiro dell'andata (più corto ma con passaggi più difficili) o se prseguire verso Cicogna dove ci sono le macchine, sentiro più lungo ma meno inpegnativio. Adriano, Maurizio Stefano ed il sottoscritti optano per il sentiero di Cicogna, Vito, Alvaro e Paolo proseguono per il sentiero dell'andata. Il nostro sentiero inizialmente è tutto in salita ma poi degrada su pendenze più accettabili. Maurizio ed Adriano sono in testa, io e Stefano soffriamo un po' ma alle 17 arriviamo a Cicogna, ad attenderci all'uscita dal bosco una luna che fa capolina dalla cima della montagna che sovrasta il paese. . .. da cartolina, la mia commozione è quella di chi sa di aver vissuto intensamente quest'esperienza e di aver dato tutto a livello fisico e mentale, ma la soddisfazione ripaga di tutti gli sforzi. I complimenti tra di noi sono sinceri, e la stanchezza lascia lo spazio alla gioia e felicità di aver condiviso qualcosa di unico un questi giorni, che unisce le persone, che rimette in pace con il mondo. Ceniamo (alle 18:00, sì effettivamente orari un po' da galline ma va bene così) alla coperativa di Cicogna, regna la goliardia, tra Maurizio finto astemio che tracanna allegramente il nero della casa, Alvaro e Stefano che rivivono i momenti più belli della vacanza e Vittorio che cerca di spiegare ad Adriano che sul fiume voleva salvare anche lui e non solo il suo zaino. Ora so perchè non si vede l'ora di ripartire per la Val Grande! !