| SCALATA NOTTURNA GRIGNA 2200m 29 Giugno 04 Diario di viaggio di Nastri Stefano Le premesse per questa passeggiata, come laveva definita il rango storico dei trittoni (specialmente Ste e Adrian), mi aveva spinto ad una riflessione tranquilla e lucida: che sarebbe stata una passeggiata stile famiglia, ma .. Senza troppi pensieri ne perché, mi munisco come da istruzioni, di un semplice vestiario, calzoncini, magliettina e 883 (che si riveleranno una delle scelte più sbagliate che abbia mai fatto). Ai piedi del rifugio dei Resinelli, la macchina di Paolino sembrava ormai alle cozze, eiaculava acqua che era una bellezza, ma menomale che è un meccanico e il danno è stato riparato immediatamente. Arrivano anche, Adrian, Paolo e Maurizio, ma senza Ste: BRUTTA NOTIZIA. La passeggiata sembra già compromessa in partenza; noto subito il morale calare subito dopo la notizia, mi sento abbastanza spento e dispiaciuto, ma il Capitano (Adrian), guarda sempre avanti, è quello che lo distingue dagli altri, e ci dice che partiamo. Capisco subito, e lo esterno agli altri del gruppo, che qui la passeggiata me la faccio Domenica se torno. Inizio a lamentarmi come al solito, e in coro mi dicono Stefanino mavaffanculo, e io dico andate voi a fare in culo su fino la, poi vediamo chi è più stronzo. Ore 20.30 finalmente si parte. TRITTONI: Adrian (IL CAPITANO) Maurizio (IL MESSIA) Paolo (IMPRESSION) Gian (SEI UN GRANDE) Max (MITICO) Umberto (CUOR DI LEONE) Paolo (PAOLINO) Stefanino (THE ROCK) Ste (THE PRESIDENT) Vedo subito, da quello che hanno portato, che non ho capito nulla di quello che è la montagna; tutti hanno delle racchette e questo mi preoccupa, perché io non ne ho manco una, e penso proprio che sia un gadget molto ma molto importante per la scalata. Il primo tratto è ispido ma asfaltato, e cè chi propone già una pausa, chi di fumare una sigaretta, e chi si ferma a pisciare, io mi sento già in crisi (cazzo siamo a posto manco sono partito). Il gruppo già inizia a scemarsi, la selezione si fa avanti dopo neanche 15 minuti. Chiudiamo il gruppo io e Berto, ma vedo che non và, come se fosse piantato; lui mi dice: ho sbagliato a mangiare 2 tramezzini, e bere una birra, e fumare 80 mila sigarette, mi viene quasi da rigettare, calano seri dubbi sulla sua tenuta fisica. Ce la farà mai Berto ad arrivare in cima? Max è quello che più mi ha impressionato, devo ammettere, ha due gambe di acciaio, e va su con potenza tra le rampe sempre più ardue. Lo vedo su una dunetta, lontano da me 20 metri, che mi dice:se vuoi ti porto io la tua borsa, basta che al tennis, mi offri un Refosco, gli rispondo:la crisi penso che arriverà, ma per ora ce da aiutare Berto. Allora lui scende, come una gazzella lo vedo passare, non è sudato ed è fresco come una rosa, e con eroismo porta su lo zaino dellamico; il gruppo sento che apprezza il gesto eroico e amichevole, e penso e spero che ci sia una chiamata nei tritoni per lui. La pendenza aumenta, e il buio avanza lentamente, ma rimango consapevole che un po di strada ci toccherà farla nel buio pesto. Oramai siamo allinizio del secondo tratto, le scarpe mi danno quel senso di pesantezza e instabilità, che mi crea grande disagio. Il percorso si fa sempre più stretto, i ciotoli a terra si fanno più grossi, ma non per questo fermi; guardo indietro: Adriano, che con un cenno di intesa con Maurizio decide di portare su me, Gian, Paolino, in modo da montare le tende con condizioni climatiche abbastanza accettabili. Lungo la strada si fanno piccole fermate, per espirare aria e bere ogni tanto; il morale di noi 4 è molto alto e la stanchezza si percepisce a piccoli tratti, quando oltre allo sforzo di gambe e mani, chiediamo uno sforzo mentale per tirarci su in tratti molto impegnativi. I consigli del capitano, che comanda il gruppetto, sono sempre ben accetti; è impressionante la sua tenacia, la voglia di riuscire per se stesso e per gli altri, mi dice:Stefanì, ora tieni, 5 metri da quello che ti precede, ed io come se avessi un metro tengo la distanza. Con lui sono sicuro, so di essere in buone mani, non devo temere nulla. Parliamo e parliamo anche molto, ci chiediamo se gli altri arriveranno mai, lo speriamo, perché essere su senza anche uno di noi sarebbe una disfatta. Saliamo di quota, manca poco dice Adrian ancora 30 minuti; io ho un male dentro di me che mi accompagna dallinizio nella mia scalata alla montagna e lo sto portando da troppo nello sforzo, lui non mi fa salire al 100%; allora mi fermo, e gli altri fanno lo stesso, mi giro vedo piccole luci in lontananza che colorano la notte, mi lascio andare Morena vaffanculo, lo grido 1 2 3 volte, e sento leco delle mie parole liberatorie; non porto rancore per quello che è stata lei per me, ma spero che le senta, e li trasmettano nel profondo le mie sensazione. Un applauso dei miei compagni di viaggio, sottolinea il mio sfogo: hanno capito, mi sono vicini, specialmente Gian; riprendiamo la scalata, ed ora penso solo alla montagna, a domarla nel rispetto della sensazione di libertà che lei mi stà dando. Arriviamo alla direttissima, dove ci sono le corde per la salita, e giusto in quel tratto più arduo che ci apre le porte alla vetta, la luna illumina la strada; iniziamo a vedere come se fosse quasi giorno, Paolino è frastornato, ci giriamo e Lei è lì, quasi la possiamo toccare con mano, ma la cosa più bella è che splende di una bellezza mai vista prima di allora. La mia ombra sulla roccia granitica, sembra quasi impazzita, la vedo agile nei movimenti in un tratto difficile perché le gambe ormai pregano riposo. Adrian, porta dentro di noi come al solito grande morale e voglia di arrivare, ci dice: ecco la cima; gli ultimi 3 passi sembrano lunghi un eternità, ma appena giunti in cima lo spettacolo è sublime, le parole non escono di bocca, ognuno la interpreta a modo suo quello spettacolo, che solo così in alto potevamo assaporare; sinceramente mi è difficile spiegarlo a parole, solo la commozione ha voce dentro di me. Io e Gian ci abbracciamo, gli dico: solo con te potevo arrivare fin qui, e nessun altro, lui dice lo stesso. Ammiriamo per lunghi attimi quello che ci ha regalato la Grigna, poi stacchiamo e ci rifocilliamo, aspettando risposte dal gruppetto dietro. Dopo 30 minuti arrivano gli altri, e giù festa e risate, Umberto è stato un leone nel reagire alle difficoltà, siamo tutti contentissimi, ora possiamo fare tranquillamente i ciglioni come nostro solito. Rompiamo un po i ciglioni al solitario che dorme nellufo; propongo di buttarlo giù dalla montagna, almeno lufo sarà nostro; Adrian ad alta voce dice di andare a dormire con il solitario, perché anche noi possiamo stare lì. La scalata la dedichiamo a Ste, che non ce stato, mi sa che gli è costato molto a livello emotivo e mentale: ci teneva molto. Lunica birra (CAZZO, ma menomale almeno da 66cl), è un brindisi a Ste, che ci è mancato molto, ma col pensiero è sempre stato fra noi. La notte è insonne, dormiamo tutti fuori, tranne la signorina Gian, che decide di passarla dentro lastronave. Mi rendo conto che con il Capitano è impossibile dormire, parla sempre, sarà lemozione; tira fuori certi discorsi impossibili, come quello della muffa sul muro condiviso col suo amico Paolo. La notte la passo in allegria su uno spiazzo, di un tale che veniva in vetta ogni giorno per vendere bibite: questo è fuori di testa, penso. La mattina alle 5 bello addormentato, visto che ho chiuso occhio forse solo mezzora, iniziamo la discesa, dopo un favoloso caffè latte del gentilissimo Paolo. La discesa è semplicemente stata tragica, visto che con gli 883, mi sono spaccato i piedi. Alle 6.30 del giorno 30 Giugno 04, siamo alle macchine e li finisce, la mia prima avventura con i trittoni. Sono sicuro, che per molto tempo porterò questi ricordi con me, e sono grato a tutti gli amici che hanno condiviso con me questa emozionante avventura. Alla prossima, e amate la monatgan STEFANO NASTRI |
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